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Riforma medici di base, la politica si divide: maggioranza compatta, opposizioni caute. Sullo sfondo la partita delle riforme

Occhiuto difende l’impostazione del ministro Schillaci, le opposizioni chiedono di vedere il testo. Ma il dossier territoriale diventa anche un passaggio politico per il governo
Sanità pubblica

La riforma della medicina generale non apre solo un confronto con i medici, ma divide anche il fronte politico. Le prime reazioni mostrano una linea piuttosto chiara: sostegno nella maggioranza, prudenza - se non perplessità - tra le opposizioni.

Il tema, del resto, è tutt’altro che tecnico. La riorganizzazione della medicina territoriale incide direttamente su uno dei punti più sensibili del Servizio sanitario nazionale, tra carenza di medici, Case di comunità ancora da attivare e pressione sugli ospedali. Il tutto andando verso la scadenza del PNRR.

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Maggioranza: "Riforma necessaria e non rinviabile"

Dal fronte della maggioranza, la difesa dell’impostazione del ministro è netta. Il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto parla di "una riforma coraggiosa" e "ormai indifferibile".

"È sotto gli occhi di tutti che il sistema non funziona come dovrebbe", afferma, collegando direttamente l’intervento alla necessità di rendere operative le strutture territoriali finanziate dal Pnrr.

Occhiuto sottolinea in particolare la possibilità, su base volontaria, per i medici di diventare dipendenti del servizio sanitario. "Non c’è nulla di più liberale che permettere ai professionisti di scegliere liberamente il proprio percorso", osserva, aggiungendo che la bussola deve restare "il bene dei cittadini e non gli interessi delle corporazioni".

Regioni: apertura, ma si attende il testo

Più prudente la posizione delle Regioni. Il presidente del Lazio Francesco Rocca riconosce la necessità di intervenire, ma rinvia ogni valutazione al testo definitivo.

"L’illustrazione di principio mi ha convinto, ma dobbiamo leggere il testo", spiega, sottolineando come il tema sia "trasversale" e legato alla capacità di garantire copertura nelle aree scoperte e di far funzionare le Case di comunità.

Una linea che segnala interesse, ma anche cautela operativa, in attesa di capire la traduzione concreta delle intenzioni.

Opposizioni: prudenza e timore per il territorio

Sul versante opposto, prevale una posizione attendista ma critica. La vicepresidente del Senato Mariolina Castellone (M5s) invita a non anticipare giudizi, ma pone un punto preciso: il rischio che le Case di comunità restino "cattedrali nel deserto".

"Senza medici e senza un modello organizzativo efficace, quelle strutture rischiano di non rispondere ai bisogni reali dei territori", afferma, ricordando che al momento "ci troviamo ancora di fronte a uno schema, non a un testo definitivo".

Una riforma tecnica dal sapore apertamente politico

Al di là delle singole posizioni, il dato che emerge è un altro: la riforma della medicina generale si sta rapidamente trasformando in un passaggio politico. Da un lato, la maggioranza insiste sulla necessità di intervenire subito, anche per dare attuazione agli investimenti del Pnrr sul territorio. Dall’altro, opposizioni e parte degli attori istituzionali chiedono di vedere il merito delle norme prima di esprimere un giudizio.

In questo quadro, la scelta di mettere mano alla medicina generale assume un significato che va ben oltre la già non semplice organizzazione del servizio. Dopo mesi di critiche sull’assenza di interventi strutturali, portare sul tavolo una riforma della sanità territoriale significa intervenire su uno dei dossier più visibili e sensibili anche sul piano elettorale. Il tutto in un clima di fiducia calante nei confronti dell’operato del Governo.

È qui che si gioca la partita: non più solo su come riorganizzare il lavoro dei medici di famiglia, ma sulla capacità del governo di dimostrare di poter incidere su uno dei pilastri del sistema sanitario. E, a cascata, dimostrare di essere in grado di esercitare un’azione politica realmente riformatrice su un tema di primaria importanza per i cittadini.

Sanità pubblica
Commenti
GA
Giuseppe Domenico Amato
Non capisco perché non si potenziano le medicine di gruppo che potrebbero funzionare molto meglio piuttosto che queste cattedrali dove pochi vogliono metterci piede. Spero che almeno questa volta tutte le sigle sindacali si uniscano con proposte concrete, in modo da mettere al centro gli interessi dei cittanini e i medici di medicina generale. Temo che la politica di destra sia portata a privatizzare la sanità vedi la Lombardia, ma per fortuna si avvicinano le politiche..e credo che noi tutti pesereno molto...ma molto bene le parole che verranno spese in campagna elettorale per il futuro della Medina territoriale e ospedaliera, La credibilità di chi in capagna elettorale ha promesso il taglio delle accise e' oramai ridotta al minimo e se la controparte politica sarà piu convincente molti svolteranno a sinistra
Rispondi
02/06/2026 09:16
DO
Dante Orlando
I riferimenti culturali di questo governo sono quelli che campeggiavano nelle botteghe artigiane e nelle fabbriche durante gli ultimi anni del cupo ventennio fascista, ovvero: "Qui non si discute di politica o di alta strategia. Qui si lavora". E' ovvio che una "cultura" del genere porta a sfornare provvedimenti senza coinvolgimento delle parti interessate e senza confronto parlamentare. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. E il risultato referendario non ha insegnato nulla a questi signori che ci governano. speriamo per il più breve tempo possibile.
Rispondi
28/04/2026 11:42
MF
Maurilio Foti
i chiudono gli ospedaliperifericicheerano almenoattrezzatiperun prontosoccorsoed esami strumentaliimmediati peruna pronta diagnosiesipotenzianolecase dicomunità cn dispersinedipersonaleche non c'èsoprattuto medici.
Rispondi
28/04/2026 08:38
MF
Maurilio Foti
una schifezza
Rispondi
28/04/2026 08:36

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