
Il sottosegretario alla Salute indica la tabella di marcia della riforma. Al centro accesso ai farmaci e riduzione della dipendenza da Cina e India per i principi attivi
Marcello Gemmato fissa l’obiettivo temporale per il nuovo Testo unico della legislazione farmaceutica: dicembre 2026. L’indicazione arriva in una fase in cui il provvedimento ha concluso il ciclo delle audizioni al Senato e si prepara a entrare nella fase di discussione parlamentare ed emendativa.
"Il testo unico sulla legislazione farmaceutica ha come deadline dicembre 2026", ha dichiarato Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute, intervenendo al convegno "Farmaceutica e sfide globali: l’Italia al bivio tra accesso, sostenibilità e competitività", organizzato dalla Società Italiana di Farmacologia.
Una riforma che punta a riordinare il sistema
Secondo Gemmato, il progetto punta a razionalizzare un quadro normativo stratificato nel tempo, che comprende centinaia di leggi e disposizioni, alcune risalenti agli anni Trenta del Novecento. Dopo il passaggio parlamentare, il percorso prevede la definizione dei decreti delegati che dovranno tradurre operativamente le indicazioni emerse durante il confronto con istituzioni, stakeholder e categorie del settore.
Il sottosegretario ha spiegato che l’obiettivo non è soltanto semplificare il quadro normativo, ma anche affrontare alcuni temi strutturali del sistema farmaceutico.
Accesso ai farmaci e aderenza terapeutica
Tra i temi richiamati da Gemmato figura il miglioramento dell’accesso ai farmaci da parte dei cittadini. Secondo il sottosegretario, una maggiore accessibilità potrebbe avere effetti sia sull’aderenza terapeutica sia sulla sostenibilità del sistema sanitario, riducendo complicanze e costi legati alla mancata continuità delle cure.
Il tema si intreccia con il dibattito più ampio sulla riorganizzazione della distribuzione farmaceutica e sui modelli di accesso ai trattamenti sul territorio.
Il ritorno della politica industriale del farmaco
Accanto agli aspetti sanitari, Gemmato ha posto con forza anche il tema della dipendenza europea dalle importazioni di principi attivi.
"Oggi l’80% dei principi attivi arriva da Cina e India", ha osservato il sottosegretario, sostenendo la necessità di recuperare capacità produttiva nazionale ed europea nel settore della chimica farmaceutica. Il riferimento è a un tema diventato centrale dopo la pandemia e le recenti tensioni geopolitiche, che hanno evidenziato la vulnerabilità delle filiere globali del farmaco.
Secondo Gemmato, l’Europa avrebbe progressivamente rinunciato a una parte della propria produzione industriale privilegiando logiche di riduzione dei costi, con effetti che oggi pongono problemi di autonomia strategica e sicurezza degli approvvigionamenti.
Una riforma che intreccia sanità e competitività
Le dichiarazioni del sottosegretario confermano come il futuro Testo unico venga ormai presentato non soltanto come un intervento tecnico di riordino normativo, ma come uno strumento destinato a incidere contemporaneamente su accesso alle cure, sostenibilità del sistema e politica industriale del farmaco.
Un’impostazione che riflette il crescente intreccio tra temi sanitari, competitività produttiva e sicurezza strategica delle forniture farmaceutiche, diventato uno degli assi centrali del dibattito europeo dopo gli anni della pandemia.
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