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Darolutamide rimborsabile anche senza chemioterapia: Aifa amplia le opzioni nel tumore prostatico metastatico

Farmaci Lucia Oggianu | 05/05/2026 12:15

Più flessibilità terapeutica e attenzione alla qualità di vita dei pazienti

Una nuova opportunità per il trattamento del tumore della prostata in fase avanzata arriva dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che ha approvato la rimborsabilità di darolutamide in associazione alla sola terapia di deprivazione androgenica nei pazienti con carcinoma prostatico ormonosensibile metastatico.

La decisione amplia in modo significativo le possibilità di utilizzo della molecola, consentendo ai clinici di modulare il trattamento anche senza ricorrere alla chemioterapia, con un approccio sempre più personalizzato.

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Una nuova indicazione che cambia la pratica clinica

Si tratta della terza indicazione rimborsata per darolutamide: già nel marzo 2024 Aifa ne aveva autorizzato l’uso in combinazione con terapia ormonale e docetaxel. Ora il farmaco può essere impiegato anche senza chemioterapia, offrendo maggiore flessibilità nella scelta terapeutica.

"Grazie alla nuova indicazione darolutamide è l’unico inibitore orale del recettore degli androgeni approvato da Aifa che consente di personalizzare il trattamento con o senza chemioterapia – spiega Luigi Formisano, membro del direttivo dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e Professore di Oncologia Medica all’Università degli Studi di Napoli Federico II –. La combinazione di darolutamide con la sola terapia di deprivazione androgenica prolunga la sopravvivenza libera da progressione di malattia e salvaguarda la qualità di vita".

Numeri e bisogni clinici

Il tumore della prostata è la neoplasia più frequente tra gli uomini in Italia, con oltre 40.000 nuove diagnosi ogni anno. La sopravvivenza a cinque anni raggiunge il 91%, ma scende sotto il 30% nelle forme metastatiche ormonosensibili. Un dato che evidenzia la necessità di nuove strategie capaci di ritardare la progressione e migliorare gli esiti nelle fasi più avanzate della malattia.

I dati dello studio ARANOTE

La nuova indicazione si basa sui risultati dello studio ARANOTE, pubblicato sul Journal of Clinical Oncology, che ha dimostrato come darolutamide associato alla sola terapia ormonale riduca del 46% il rischio di progressione radiologica o morte.

"La maggior parte dei pazienti evolve verso la malattia resistente alla castrazione – sottolinea Elisa Zanardi, segretario linee guida AIOM sul carcinoma della prostata e oncologa al Policlinico San Martino di Genova –. Disporre di più opzioni terapeutiche consente di rallentare questa evoluzione".

Qualità della vita

Accanto all’efficacia, emergono anche dati positivi sulla tollerabilità, un aspetto centrale in una patologia cronica come il carcinoma prostatico metastatico. Nello studio ARANOTE:

  • meno pazienti hanno interrotto il trattamento per eventi avversi;
  • è stato osservato un ritardo nella progressione del dolore;
  • si è registrato un rallentamento del deterioramento della qualità di vita.

"La sua elevata tollerabilità deriva dalla struttura chimica peculiare, in grado di inibire la crescita delle cellule tumorali, limitando effetti collaterali che possono impattare sulla vita quotidiana" – chiarisce la professoressa Zanardi.

Verso cure sempre più personalizzate

In Italia, sono circa 485 mila gli uomini che vivono con una diagnosi di tumore della prostata, numero in crescita grazie anche ai progressi terapeutici. 

"Ogni paziente richiede un approccio su misura", ricorda l’urologo Alberto Briganti, evidenziando come i sintomi iniziali siano spesso sottovalutati e portino a diagnosi tardive. La disponibilità di una terapia efficace e ben tollerata, in grado di ritardare la progressione della malattia e dei sintomi, rappresenta quindi un elemento chiave per migliorare la gestione clinica.

Il ruolo delle evidenze e della pratica clinica

La flessibilità d’uso di darolutamide è confermata anche dai dati dello studio ARASENS, pubblicato nel New England Journal of Medicine, che ha mostrato una riduzione del rischio di morte del 32,5% quando il farmaco è utilizzato in combinazione con terapia ormonale e chemioterapia. Un profilo che rafforza il ruolo della molecola lungo diverse fasi della malattia.

Innovazione e sostenibilità

Con questa approvazione, darolutamide diventa disponibile in più stadi del carcinoma prostatico, confermando la tendenza verso trattamenti più mirati e adattabili. L’obiettivo, sottolineano gli esperti, è duplice: migliorare gli esiti clinici e mantenere la qualità di vita dei pazienti, contribuendo al tempo stesso a una gestione più sostenibile della malattia nel lungo periodo.

"La nuova approvazione di AIFA rappresenta la terza indicazione per darolutamide, che diventa così una terapia disponibile per i vari stadi del carcinoma della prostata e sottolinea il nostro impegno nell’innovazione – conclude Marius Moscovici, Medical Lead Oncology, Bayer Italia -. Sviluppare terapie innovative, capaci di rispondere a bisogni insoddisfatti e migliorare le risposte cliniche mantenendo la qualità di vita, si traduce anche in un beneficio per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale".

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