Canali Minisiti ECM

Salute mentale, il caso Kennedy riapre il dibattito globale tra farmaci, prevenzione e servizi territoriali

Disturbi D'Ansia Redazione politico sanitaria | 07/05/2026 10:51

Negli Usa il segretario alla Salute punta a ridurre il ricorso agli antidepressivi. Ma il disagio psichico cresce in tutto l’Occidente e spinge anche i sistemi europei verso nuovi modelli di presa in carico

La scelta di Robert F. Kennedy Jr. di rilanciare negli Stati Uniti un piano per limitare il ricorso ad antidepressivi e farmaci psichiatrici riporta al centro un tema che ormai supera i confini americani: la salute mentale è diventata una delle grandi questioni sanitarie, sociali ed economiche dell’Occidente.

Kennedy ha annunciato un approccio fondato su psicoterapia, prevenzione, attività fisica e alimentazione, criticando il ricorso prolungato ai farmaci e parlando di una "rivoluzione" nella gestione dei disturbi mentali.

pubblicità

Il dibattito aperto negli Usa tocca però un problema molto più ampio, che riguarda anche l’Europa e l’Italia: come costruire sistemi di salute mentale sostenibili in una fase caratterizzata da crescita del disagio psicologico, carenza di professionisti e forte pressione sui servizi territoriali.

Una crisi che riguarda tutto l’Occidente

A fotografare le dimensioni del fenomeno è stato nei giorni scorsi un rapporto dell’OCSE, secondo il quale oltre una persona su cinque nei Paesi Ocse e Ue ha sperimentato un disturbo mentale nel 2023.

Tra i giovani tra 15 e 24 anni la quota supera il 25%, mentre depressione, ansia e disturbi da uso di alcol comportano nell’Unione europea costi sanitari stimati in circa 76 miliardi di euro l’anno.

L’Ocse collega la crescita del disagio mentale a fattori molteplici: isolamento sociale, precarietà economica, trasformazioni culturali, uso problematico dei social media, crisi geopolitiche e conseguenze della pandemia.

In questo contesto, il confronto non riguarda più soltanto il rapporto tra farmaci e psicoterapia, ma la capacità dei sistemi sanitari di garantire percorsi continuativi di presa in carico.

Il rischio delle semplificazioni

La posizione di Kennedy intercetta un tema reale, cioè il rischio di medicalizzazione eccessiva della sofferenza psicologica e il ricorso automatico ai farmaci in alcuni contesti clinici. Ma il dibattito resta complesso.

Gli stessi dati Ocse mostrano infatti che, pur in presenza di una crescita dei disturbi mentali, l’accesso ai servizi psicologici e psichiatrici continua a essere insufficiente in gran parte dei Paesi europei.

Quasi due terzi delle persone che avrebbero bisogno di assistenza nell’Ue incontrano ancora difficoltà legate a costi, liste d’attesa o carenza di professionisti.

Per questo molti esperti sottolineano che il problema non possa essere affrontato contrapponendo semplicemente farmaci e approcci "olistici", ma richieda un rafforzamento complessivo dei servizi territoriali e della prevenzione.

Anche l’Italia si sposta sul territorio

Il tema riguarda direttamente anche il sistema sanitario italiano, dove negli ultimi anni il dibattito si è progressivamente spostato dalla logica degli interventi straordinari o dei bonus temporanei verso il rafforzamento strutturale della rete territoriale per la salute mentale.

Le risorse previste nelle ultime manovre economiche e nel riassetto della sanità territoriale puntano infatti a consolidare servizi di prossimità, presa in carico multidisciplinare e integrazione tra assistenza sanitaria e sociale.

Un approccio che prova a superare la risposta emergenziale costruita attorno a singole misure episodiche, nella consapevolezza che il disagio psichico rappresenti ormai una questione strutturale di salute pubblica.

Il vero tema: costruire sistemi sostenibili

La discussione aperta negli Stati Uniti da Kennedy mostra quindi un problema condiviso da molti Paesi occidentali: come ridurre il peso crescente del disagio mentale senza limitarsi né alla sola risposta farmacologica né a modelli privi di una reale infrastruttura assistenziale.

La sfida, per i sistemi sanitari, sembra essere soprattutto quella di costruire reti territoriali capaci di intervenire precocemente, garantire continuità terapeutica e integrare prevenzione, psicoterapia, assistenza sociale e trattamento farmacologico quando necessario.

Ed è proprio su questo terreno che la salute mentale sta progressivamente diventando uno dei principali banchi di prova della sostenibilità futura dei sistemi sanitari occidentali.

Commenti

I Correlati

Al Tavolo tecnico nessuna criticità rilevante nelle forniture. Restano pressioni sui costi e il tema delle regole per garantire continuità ai pazienti

Il disagio cresce in modo progressivo e strutturale, ma le risposte restano frammentate. Pochi dati, politiche disomogenee e servizi ancora troppo orientati alla fase acuta

Approvata la rimborsabilità di quattro nuovi medicinali, oltre a nuove indicazioni e farmaci equivalenti. Rafforzata l’offerta terapeutica in ambiti ad alta complessità

Ti potrebbero interessare

Il disagio cresce in modo progressivo e strutturale, ma le risposte restano frammentate. Pochi dati, politiche disomogenee e servizi ancora troppo orientati alla fase acuta

Lo yoga accelera il recupero dall’astinenza da oppioidi e migliora dolore, sonno, ansia e variabilità della frequenza cardiaca.