
Il ministro difende il progetto di riforma della medicina territoriale e rilancia il ruolo delle Case di comunità: “Non smantelliamo i medici di famiglia”
Orazio Schillaci torna a difendere il progetto di riforma della medicina territoriale e prova a raffreddare le tensioni politiche e professionali emerse nelle ultime settimane attorno al futuro dei medici di medicina generale.
Nel corso del question time alla Camera, il ministro della Salute ha insistito soprattutto su un punto: la riforma non punterebbe a superare la figura del medico di famiglia, ma a ridefinirne il ruolo all’interno di un sistema territoriale più strutturato.
"La proposta finale non sarà calata dall’alto ma sarà frutto di un lavoro di confronto", ha dichiarato Orazio Schillaci, ministro della Salute, ricordando come il dialogo con le Regioni sia ancora in corso.
Il ruolo delle Regioni e delle Case di comunità
Secondo il ministro, il confronto con le amministrazioni regionali prosegue "dall’inizio della legislatura" e rappresenta il principale terreno di costruzione della riforma.
"Le Case di comunità saranno il luogo fisico dove la riforma prende corpo", ha affermato Schillaci, tornando a indicare nelle strutture territoriali previste dal Pnrr il fulcro del nuovo modello organizzativo. Il ministro ha inoltre respinto le critiche di chi teme una trasformazione imposta centralmente, sostenendo che il percorso sarà costruito insieme ai "soggetti attuatori che quelle strutture le devono realizzare e gestire".
"Non smantelliamo il medico di famiglia"
Uno dei passaggi più rilevanti dell’intervento riguarda il tentativo di rassicurare i professionisti rispetto all’ipotesi di un superamento della medicina generale convenzionata.
"Nella riforma non viene smantellata la figura del medico di famiglia ma sveliamo il suo potenziale", ha dichiarato il ministro. Secondo Schillaci, il problema nasce da un sistema che non riesce più a reggere l’aumento della domanda assistenziale, con pronto soccorso sotto pressione e medici di medicina generale sempre meno numerosi.
Da qui il richiamo alla necessità di una medicina territoriale più integrata e orientata alla gestione della cronicità.
Dalla gestione della malattia alla costruzione della salute
Nel suo intervento, Schillaci ha insistito più volte sul cambio di paradigma che dovrebbe accompagnare la riforma. "Dobbiamo passare da una sanità che gestisce la malattia a una sanità che costruisce la salute", ha affermato, indicando nella prevenzione, nella gestione territoriale della cronicità e nell’educazione sanitaria alcuni dei pilastri del nuovo modello.
In questa visione, il medico di famiglia dovrebbe tornare a essere "il garante della salute dei cittadini" all’interno di una rete supportata da strumenti digitali, telemedicina e lavoro multiprofessionale.
"Il medico oggi è solo davanti a una domanda di salute sempre più complessa", ha osservato il ministro, sostenendo la necessità di costruire un contesto organizzativo in grado di sostenere maggiormente il lavoro sul territorio.
Una riforma ancora aperta
Le parole del ministro arrivano in una fase in cui il confronto sulla medicina generale continua a intrecciare aspetti organizzativi, equilibri istituzionali e resistenze professionali.
Da un lato il Governo e le Regioni lavorano a una riorganizzazione della sanità territoriale legata anche all’attuazione del Pnrr. Dall’altro continuano le perplessità di una parte delle rappresentanze professionali rispetto all’ipotesi di ridefinire ruolo, presenza e modalità operative dei medici di famiglia.
Il richiamo insistente al confronto con le Regioni e al carattere non "imposto" della riforma sembra dunque indicare la volontà del ministero di evitare uno scontro frontale in una fase ancora interlocutoria del negoziato.
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