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Sanità in Italia, report OCSE: meno spesa ma più medici, carenze tra infermieri e medici di base

Sanità pubblica Annalucia Migliozzi | 06/05/2026 15:12

Il sistema sanitario italiano si conferma in equilibrio tra punti di forza e criticità strutturali. Da un lato una spesa sanitaria inferiore alla media europea, dall’altro una densità di medici tra le più alte dell’UE, ma con squilibri significativi nella distribuzione delle risorse umane. È quanto emerge dal report “Profilo della Sanità 2025” dell’OCSE, presentato al CNEL.

Spesa sanitaria sotto la media UE

Nel 2023 l’Italia ha destinato alla sanità l’8,4% del PIL, circa 1,6 punti percentuali in meno rispetto alla media europea. Anche la spesa sanitaria pro capite (3.086 euro) resta più bassa del 19% rispetto all’UE, con una copertura pubblica inferiore (73% contro l’80%).

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Questo divario viene compensato da una maggiore spesa privata, segnale di una crescente pressione sulle famiglie. Inoltre, resta debole l’investimento nell’assistenza a lungo termine, che assorbe solo il 10% delle risorse sanitarie contro il 18% europeo.

Più medici della media, ma non dove servono

Nonostante il sottofinanziamento relativo, l’Italia registra una densità di medici pari a 5,4 ogni 1.000 abitanti, oltre il 25% in più rispetto alla media UE.

Tuttavia, questo dato positivo nasconde criticità importanti:

  • carenza di medici di medicina generale
  • difficoltà in specializzazioni chiave come emergenza-urgenza e anestesia
  • forte disomogeneità territoriale

Negli ultimi dieci anni, mentre il numero complessivo di medici è cresciuto, quello dei medici di base è diminuito di circa il 13%. Il deficit stimato varia tra 2.900 e quasi 5.900 professionisti, con picchi nelle regioni del Nord: in Lombardia, ad esempio, servirebbe un incremento del 20% per coprire il fabbisogno.

Infermieri: il vero punto debole del sistema

Il quadro è ancora più critico sul fronte infermieristico:

  • 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti
  • oltre il 20% in meno rispetto alla media UE (8,4)

Il rapporto infermieri/medici (1,3) è tra i più bassi in Europa, evidenziando uno squilibrio che incide sull’efficienza dei servizi sanitari.

Tra le cause principali:

  • retribuzioni poco competitive
  • minore attrattività della professione

A differenza di altri Paesi europei, dove gli infermieri guadagnano mediamente il 20% in più rispetto al salario medio nazionale, in Italia gli stipendi sono sostanzialmente allineati alla media.

Un sistema sotto pressione

L’analisi complessiva evidenzia un sistema sanitario che:

  • spende meno della media europea
  • si regge su una forte componente privata e familiare
  • presenta squilibri tra personale medico e infermieristico
  • soffre la carenza di medici di base e servizi territoriali

In particolare, la debolezza dell’assistenza territoriale e della long-term care rischia di amplificare le difficoltà legate all’invecchiamento della popolazione.

Il nodo futuro della sanità italiana

Per l’OCSE, la sfida principale sarà riequilibrare il sistema, investendo non solo nelle risorse economiche ma anche:

  • nella medicina territoriale
  • nel personale infermieristico
  • nei servizi per la cronicità e la non autosufficienza

Solo così sarà possibile garantire sostenibilità e accesso equo alle cure in un contesto demografico sempre più complesso.

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