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Carenza di ostetriche, i sindacati: “In Italia ne mancano fino a 9.500”

Sanità pubblica Redazione politico sanitaria | 05/05/2026 14:48

Tra dimissioni e mobilità verso l’estero cresce il deficit di personale. Le organizzazioni di categoria chiedono interventi strutturali e segnalano possibili ricadute sui servizi

Una carenza strutturale di personale, alimentata da dimissioni e trasferimenti all’estero, che secondo le organizzazioni sindacali sta mettendo sotto pressione i servizi materno-infantili: è il quadro delineato in occasione della Giornata internazionale dell’ostetrica da Nursing Up e Nursind.

Secondo le stime diffuse dai sindacati, in Italia mancherebbero fino a 9.500 ostetriche, come risultato del saldo negativo tra pensionamenti, dimissioni e nuove assunzioni.

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Dimissioni e mobilità verso l’estero

"L’esodo tocca livelli record: 1.700 dimissioni dal pubblico nel biennio 2024-2025 e 850 trasferimenti all’estero nell’ultimo anno", ha dichiarato Antonio De Palma, presidente di Nursing Up, parlando di un "deficit strutturale" che richiederebbe interventi normativi.

Secondo i dati citati dal sindacato, il numero complessivo di professioniste mancanti deriva sia dal fabbisogno necessario a garantire la sicurezza dei servizi sia dal progressivo svuotamento degli organici.

Il fenomeno si inserisce in un contesto europeo in cui l’Italia presenta un rapporto inferiore alla media: circa 29 ostetriche ogni 100mila abitanti, contro una media di circa 42 secondo dati Ocse richiamati dalle stesse organizzazioni.

Il riconoscimento della professione

Accanto alla carenza numerica, i sindacati evidenziano criticità legate al riconoscimento del ruolo professionale. "In Italia manca ancora un reale percorso di valorizzazione dell’ostetrica, sia sul piano dell’autonomia sia su quello economico", ha affermato Fausta Pileri, componente della direzione nazionale del Nursind, sottolineando come la figura resti spesso "relegata in un cono d’ombra".

Tra i temi segnalati anche il rallentamento di alcune iniziative legislative, come quelle relative all’introduzione dell’ostetrica di famiglia e comunità e al rafforzamento dell’assistenza territoriale. "Le ostetriche, come gli infermieri, ripongono molte aspettative nella riforma delle professioni sanitarie", ha aggiunto Andrea Bottega, segretario nazionale del Nursind, evidenziando possibili conseguenze per l’intero sistema in assenza di interventi.

Servizi e territorio sotto pressione

Secondo Nursing Up, la carenza di personale può avere effetti diretti sull’organizzazione dei servizi, in particolare nei contesti territoriali e nei punti nascita periferici. "Il rischio è che la denatalità diventi un alibi per un disinvestimento strutturale", ha sostenuto Antonio De Palma, presidente di Nursing Up, collegando il tema della riduzione delle nascite alla possibile riorganizzazione dell’offerta.

Il riferimento è a un contesto in cui, secondo i dati Istat citati dal sindacato, le nascite sono scese sotto quota 380mila l’anno. In questo scenario, la riduzione della domanda potrebbe tradursi, secondo le organizzazioni, in una contrazione dei servizi, con conseguente concentrazione dell’assistenza in strutture più grandi. Trascurando però il fatto che l’ostetricia è una disciplina che accompagna le esigenze del femminile non solo durante la gravidanza ma nell’intero arco della vita.

Tra demografia e organizzazione dei servizi

Il quadro delineato dalle organizzazioni sindacali mette in evidenza un intreccio tra dinamiche demografiche e sostenibilità dei servizi. Da un lato la riduzione delle nascite, dall’altro la difficoltà nel garantire una presenza adeguata di professionisti sul territorio, soprattutto nelle aree più periferiche.

Secondo i sindacati, intervenire su reclutamento e condizioni di lavoro resta una priorità per evitare che la contrazione della domanda si accompagni a una progressiva riduzione dell’offerta assistenziale.

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