
Presentato al ministero della Salute il Rapporto aggiornato: in crescita le diagnosi precoci, impianti sempre più contestuali agli interventi oncologici. Il sistema punta a migliorare qualità delle cure e sostenibilità
Il quadro aggiornato
Arrivano dal ministero della Salute gli ultimi dati del Registro nazionale degli impianti protesici mammari, uno strumento che raccoglie dati clinici real world su impianti e rimozioni in Italia. "Un fiore all’occhiello del nostro sistema sanitario" – lo ha definito il ministro della Salute Orazio Schillaci, sottolineando come l’Italia sia "l’unica nazione ad aver previsto l’obbligatorietà dell’inserimento dei dati", con una raccolta che avviene in tempo reale e consente aggiornamenti costanti.
Il Registro, istituito per monitorare dispositivi medici ad alto rischio, rappresenta una delle principali leve per osservare l’evoluzione della chirurgia mammaria e orientare le politiche sanitarie. "Compendiare, armonizzare e ottimizzare i dati in real world" è l’obiettivo indicato dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, che lo definisce uno strumento centrale "non solo per migliorare le performance sanitarie, ma anche quelle economiche".
Cresce la chirurgia ricostruttiva
Dal 1° agosto 2023 al 31 dicembre 2025 sono stati registrati 68.776 interventi: oltre la metà (55,7%) ha finalità ricostruttive, mentre il 44,3% è legato all’estetica.
Il dato più rilevante riguarda il legame con il tumore al seno: nel 71,1% dei casi ricostruttivi l’intervento segue una diagnosi oncologica. E soprattutto cambia il timing: nel 92% delle pazienti la protesi viene impiantata subito dopo la mastectomia conservativa. Un risultato che testimonia "l’efficacia degli screening e l’aumento di diagnosi precoci" – ha sottolineato Schillaci – grazie ai quali aumentano "le diagnosi tempestive e il ricorso a interventi conservativi e alla ricostruzione in un unico tempo". Per le pazienti, ha aggiunto, evitare un secondo intervento "equivale a una migliore qualità di vita e a maggiore benessere psicologico".
Un sistema diffuso tra pubblico e privato
La fotografia restituita dal Registro mostra una distribuzione equilibrata delle attività: il 37,4% degli interventi è effettuato in strutture pubbliche, il 33,6% in private e il 29% in strutture private accreditate. Nel periodo analizzato si contano 66.796 interventi con impianto e 1.980 rimozioni, per un totale di 112.924 protesi inserite e 33.605 rimosse.
A cosa serve il Registro
Monitorare gli esiti clinici, garantire la tracciabilità delle protesi e raccogliere evidenze utili alla ricerca e alla programmazione sanitaria. È questa la funzione multipla del Registro. Essendo obbligatorio per operatori e distributori, permette una raccolta sistematica e tempestiva dei dati su scala nazionale, offrendo un quadro epidemiologico aggiornato e affidabile.
Un elemento distintivo è la disponibilità di dati in tempo reale e la possibilità di seguire l’intero ciclo di vita del dispositivo, dalla commercializzazione all’impianto fino agli esiti nel lungo periodo.
Impatto sulla sostenibilità del Servizio sanitario
Accanto alla dimensione clinica, emerge con forza anche quella economica. "Questo registro ambisce a diventare il registro per eccellenza – ha sottolineato la ragioniera generale dello Stato Daria Perrotta – evidenziando come possa contribuire alla valutazione e al monitoraggio della spesa pubblica".
L’obiettivo è utilizzare i dati per orientare le scelte di allocazione delle risorse: "I buoni esiti della prevenzione e il corretto uso dei dispositivi medici possono liberare spazi e spostare il vincolo di bilancio più in là".
Mobilità sanitaria ancora elevata
Non mancano però alcune criticità. Il ministro Schillaci ha richiamato l’attenzione sul tema della mobilità sanitaria: "ancora troppo elevata in alcune Regioni del Sud, con percentuali fino all’85% di interventi effettuati fuori Regione". Un dato che, ha sottolineato, "non possiamo ignorare" e che evidenzia la necessità di "intervenire per garantire realmente equità di accesso alle cure".
Distribuzione territoriale e profilo delle pazienti
Dal Rapporto emerge inoltre una forte concentrazione territoriale degli interventi: Campania, Lombardia e Lazio sono le regioni con il maggior numero di procedure, circa 7mila ciascuna nel periodo compreso tra il primo agosto 2023 e il 31 dicembre 2025. Nessun intervento è stato invece registrato in Molise e in Basilicata, con una conseguente mobilità sanitaria verso altre regioni. Quanto al profilo delle pazienti, l’età media per gli interventi a fini estetici è di 38,5 anni: 35,6 anni per gli interventi primari e 47,7 anni per quelli di revisione.
Innovazione e prospettive future
Il Registro italiano si colloca tra i modelli più avanzati a livello internazionale grazie alla sua obbligatorietà e alla gestione pubblica. Per Gemmato, "è un tema di innovazione straordinaria, in cui l’Italia è un benchmark mondiale", con prospettive di ulteriore sviluppo legate anche all’utilizzo dell’intelligenza artificiale per l’analisi dei dati. Le evidenze raccolte, ha concluso, "permetteranno di offrire una sanità migliore e più performante", rafforzando al tempo stesso la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.
In questa direzione, il ministro Schillaci ha ricordato anche il disegno di legge per l’istituzione del registro unico nazionale dei dispositivi medici impiantabili, già assegnato al Senato della Repubblica. "È un provvedimento che ci consentirà di tracciare i dispositivi a più alto rischio, ad alto consumo e che drenano più risorse economiche», ha spiegato, sottolineando che i dispositivi impiantabili «assorbono il 22% dell’intera spesa dei dispositivi medici, circa 7 miliardi nel 2024".
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