
Al Senato il ministro rivendica l’aumento delle risorse e il riavvicinamento alla media europea. “Ma troppi cittadini non ottengono le prestazioni”. Sullo sfondo la sostenibilità del sistema dopo il PNRR
"Per il 2026 sono previsti 7,4 miliardi in più per la sanità. Per la prima volta in dieci anni ci stiamo avvicinando alla media europea". Orazio Schillaci, rispondendo al question time al Senato, rivendica l’incremento delle risorse destinate al Servizio sanitario nazionale e prova a riportare il confronto su un terreno più stabile dopo giorni segnati da tensioni e polemiche sulla riforma della medicina territoriale.
Il messaggio è chiaro: le risorse stanno crescendo e il sistema si sta avvicinando agli standard europei, anche se il divario non è ancora colmato. "Nel periodo pre-pandemico il gap era di 15 miliardi, oggi è sceso a 7,8 miliardi", sottolinea il ministro.
Più risorse, ma accesso ancora diseguale
Accanto alla rivendicazione dei numeri, Schillaci riconosce però una criticità che resta centrale. "Troppi cittadini non ottengono le prestazioni cui hanno diritto, e questa è una ingiustizia che non va accettata".
Il riferimento è diretto al tema delle liste d’attesa e, più in generale, alla difficoltà di accesso ai servizi, che continua a rappresentare uno degli aspetti più sensibili del sistema sanitario.
Sui dati Istat relativi alla rinuncia alle cure, il ministro invita a una lettura più articolata. "Non distinguono tra prestazioni necessarie e inappropriate e mostrano anomalie territoriali che vanno analizzate con attenzione", osserva, senza però negare il problema.
Numeri e risultati: una linea di comunicazione
La risposta del ministro insiste su dati quantitativi e indicatori di performance. "Oggi l’81% delle prestazioni sanitarie viene erogato nei tempi previsti" e "più di mille ospedali hanno migliorato fino al 20% le proprie performance", afferma, citando dati Agenas.
Anche sul fronte della medicina territoriale viene richiamato lo stato di avanzamento delle Case di comunità: su 1.038 previste dal PNRR, 781 risultano attive. "È un cantiere aperto", sottolinea Schillaci. Un’impostazione che punta a trasmettere l’idea di un sistema in evoluzione, capace di produrre risultati, pur in presenza di criticità ancora evidenti.
La sostenibilità nel tempo
Dietro il rafforzamento del finanziamento pubblico si intravede comunque una questione più ampia e non eludibile. Il Fondo sanitario nazionale passa dai 125 miliardi del 2022 ai 142,9 miliardi previsti nel 2026, con un incremento complessivo di 18 miliardi.
Una crescita che si intreccia con gli investimenti del PNRR, destinati a rafforzare la sanità territoriale e le infrastrutture. Investimenti che, una volta esauriti, richiederanno risorse strutturali per essere sostenuti nel tempo.
Il rischio, altrimenti, è quello di costruire strutture e dotazioni senza garantire la continuità operativa, in un sistema già segnato da carenze di personale e difficoltà organizzative.
Tra rassicurazione e pressione politica
Nel complesso, le dichiarazioni del ministro si collocano in una fase delicata del dibattito sulla sanità. Da un lato, la necessità di rassicurare sull’esistenza di una direzione e di un impegno concreto. Dall’altro, la pressione di riforme in corso e di scadenze legate al PNRR.
Il risultato è una linea comunicativa che insiste sui numeri e sui progressi, senza nascondere le criticità, ma cercando di ricondurle dentro un quadro di evoluzione del sistema.
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