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Riforma Ssn, Federfarma: “Valorizzare la rete delle farmacie”

I farmacisti sostengono il riordino dell’assistenza territoriale e chiedono un ruolo più centrale. “Presidio già operativo per la prossimità”, soprattutto nelle aree interne
Sanità pubblica

"La riorganizzazione dell’assistenza territoriale rappresenta un passaggio fondamentale per garantire sostenibilità ed efficacia a un Servizio sanitario nazionale messo sotto pressione". Marco Cossolo, presidente di Federfarma, interviene sul disegno di legge in materia di assistenza territoriale e ne sottolinea il valore strategico.

Secondo Federfarma, il contesto attuale - segnato da invecchiamento della popolazione, aumento della cronicità e crescente complessità dei bisogni - richiede "un modello capace di assicurare prossimità, continuità delle cure e integrazione tra i diversi professionisti".

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In questa prospettiva, il Ddl rappresenta "un’opportunità significativa per rafforzare la sanità territoriale, orientandola verso una logica di presa in carico strutturata e multidisciplinare".

"Una rete già pronta sul territorio"

Il punto centrale della posizione dei farmacisti riguarda la valorizzazione dell’esistente. "La nuova progettualità deve essere collegata a un ripensamento del modello organizzativo, valorizzando pienamente le risorse già presenti sul territorio, come la rete delle farmacie", afferma Cossolo.

Una linea ribadita anche da Gianni Petrosillo, presidente del Sunifar, che richiama il ruolo delle farmacie rurali: "È necessario assegnare alle farmacie il ruolo effettivo di presidio territoriale del Servizio sanitario nazionale".

Petrosillo sottolinea come, soprattutto nelle aree più fragili, esista già "una rete sanitaria diffusa, capillare, finanziata dallo Stato e operativa", che negli ultimi anni si è rafforzata anche grazie alle risorse del PNRR.

Prossimità e integrazione nel nuovo modello territoriale

Nelle dichiarazioni emerge con chiarezza la richiesta di un’integrazione più strutturata tra farmacie e medicina territoriale. L’obiettivo è contribuire a un modello in cui i diversi attori - medici, farmacisti, strutture - operino in modo coordinato, con una maggiore presenza sul territorio.

Il riferimento è alla cosiddetta "farmacia dei servizi", che negli ultimi anni ha ampliato il proprio raggio d’azione con attività di supporto, monitoraggio e primo livello assistenziale.

L’altro lato della riforma

Il sostegno dei farmacisti al riordino dell’assistenza territoriale rappresenta, però, anche l’altra faccia del processo in corso. Se da un lato si valorizza una rete già capillare e immediatamente operativa, dall’altro resta aperta la questione della disponibilità di medici nelle Case della Comunità, che costituiscono il perno del nuovo modello.

In questo senso, l’espansione del ruolo delle farmacie si inserisce in un quadro più ampio, in cui la difficoltà a coprire il fabbisogno di professionisti sanitari spinge il sistema a rafforzare tutti i presidi già presenti sul territorio. Una dinamica che non sostituisce il ruolo clinico del medico, ma che segnala con evidenza uno degli elementi più critici della riforma: la distanza tra il modello disegnato e le risorse oggi effettivamente disponibili per renderlo pienamente operativo.

Sanità pubblica
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