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Riforma medicina generale, doppio canale tra convenzione e dipendenza

Sanità pubblica Redazione politico sanitaria | 28/04/2026 18:02

La bozza Schillaci introduce due modelli per i medici di famiglia: convenzionati e dipendenti. Obiettivo: far funzionare la sanità territoriale senza superare del tutto l’impianto attuale. I sindacati: “Restano tutte le criticità”

La riforma della medicina generale entra nel suo passaggio più delicato: la ridefinizione del rapporto di lavoro dei medici di famiglia. La bozza del decreto prevede un sistema "a doppio canale", in cui continuerà a esistere il modello convenzionato, affiancato però dalla possibilità di un rapporto di dipendenza con il Servizio sanitario nazionale.

Non si tratta di un intervento marginale. È una modifica che tocca l’impianto stesso dell’assistenza territoriale italiana, costruito negli anni attorno alla figura del medico di famiglia come libero professionista in convenzione.

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Convenzione e dipendenza: che cosa cambia davvero

Oggi i medici di medicina generale operano in regime di convenzione con il Servizio sanitario nazionale. Non sono dipendenti pubblici, ma liberi professionisti che lavorano secondo regole definite da accordi collettivi. Il cittadino sceglie il proprio medico, che organizza autonomamente lo studio e costruisce nel tempo un rapporto diretto e continuativo con il paziente.

La riforma non cancella questo modello, ma lo modifica e gli affianca un secondo canale. Accanto alla convenzione, che resta il riferimento principale, viene introdotta la possibilità di un rapporto di lavoro dipendente con il Servizio sanitario nazionale. In questo caso il medico entra in un’organizzazione pubblica più strutturata, con attività e presenza definite in funzione delle esigenze del sistema, in particolare all’interno delle Case della Comunità.

La dipendenza non sarà obbligatoria né generalizzata. La bozza chiarisce che sarà attivata su base volontaria e nei limiti della programmazione regionale, con l’obiettivo di coprire le funzioni territoriali più organizzate e continuative.

Perché nasce il doppio canale

Il senso della riforma sta nel tentativo di tenere insieme due esigenze diverse. Da un lato la continuità di un modello basato sulla relazione fiduciaria tra medico e paziente, dall’altro la necessità di costruire una sanità territoriale più organizzata.

Le Case della Comunità e, più in generale, la rete territoriale prevista dal PNRR richiedono una presenza stabile, integrata e coordinata di professionisti. Un sistema basato esclusivamente su studi autonomi fatica a garantire questo tipo di funzionamento. Da qui l’introduzione di una quota di medici inseriti direttamente nell’organizzazione pubblica, senza però abbandonare la convenzione.

Formazione e accesso alla professione

La bozza interviene anche sulla formazione, prevedendo l’istituzione di una scuola di specializzazione universitaria in medicina generale di durata quadriennale. Un passaggio che punta a rafforzare il riconoscimento della disciplina.

Ma è proprio su questo punto che emergono alcune criticità. Secondo lo Smi, la previsione rischia di creare incertezza per i medici già formati e per quelli in formazione. "Ci chiediamo quale sia il valore didattico del corso di formazione di medicina generale", afferma la segretaria generale Pina Onotri, sottolineando come il tema dell’equipollenza resti ancora indefinito.

Le critiche: "Il doppio canale sarà per pochi"

Il giudizio del sindacato sulla bozza è netto. "Mantiene tutte le criticità che avevamo già evidenziato", afferma Onotri. La critica riguarda in particolare la reale portata della riforma: "Il doppio canale annunciato sarà solo per pochi".

Secondo lo Smi, il modello proposto rischia di essere difficilmente applicabile nella pratica. "I medici non possono lavorare nei loro studi e assolvere il debito orario nelle Case di Comunità senza essere assunti come dipendenti o specialisti ambulatoriali", osserva il sindacato, mettendo in discussione la sostenibilità organizzativa del sistema.

Il tono si fa più duro quando il sindacato lega la riforma alle tempistiche del PNRR. "Se si vuole fare un decreto qualunque per evitare di restituire all’Europa i fondi per la mancata operatività delle Case di Comunità, questa è un’altra questione", afferma Onotri, parlando di "improvvisazione".

Da qui l’accusa più esplicita: "Se si pensa in questo modo di fare piazza pulita della medicina generale, si abbia il coraggio di dirlo". Il sistema a doppio canale rappresenta quindi un tentativo di equilibrio tra modelli diversi, ma apre un confronto molto più ampio sul ruolo del medico di famiglia. La coesistenza tra convenzione e dipendenza, nelle intenzioni, dovrebbe rendere più efficiente la sanità territoriale senza rinunciare alla relazione diretta con il paziente.

Nella pratica, però, restano da chiarire le modalità di convivenza tra i due modelli e l’impatto sull’organizzazione del lavoro. Ed è proprio su questo terreno che si concentrano le tensioni più forti tra istituzioni e rappresentanze professionali.

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