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Pronto soccorso, SIMEU: “Solo l’11% ha organici adeguati”

Sanità pubblica Redazione politico sanitaria | 07/05/2026 16:54

L’indagine della società scientifica dell’emergenza-urgenza fotografa un sistema ancora in forte sofferenza: sottorganico diffuso, boarding e ricorso stabile ai gettonisti

Solo l’11% dei Pronto soccorso italiani dichiara di avere organici medici adeguati, mentre quasi nove strutture su dieci lavorano in condizioni di sottorganico e ricorrono a personale aggiuntivo, inclusi gettonisti e contratti libero-professionali. È la fotografia scattata da SIMEU attraverso un’indagine istantanea condotta il 5 maggio su un campione di strutture che rappresentano circa 3 milioni di accessi registrati nel 2025.

Secondo la società scientifica, pur trattandosi di un campione limitato, i dati "restituiscono una fotografia sufficientemente realistica delle condizioni in cui operano attualmente i Pronto soccorso".

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Il problema del sottorganico

Il dato più evidente riguarda la carenza di personale medico: secondo l’indagine, l’89% dei Pronto soccorso coinvolti riferisce organici insufficienti e la necessità di integrare il personale attraverso soluzioni straordinarie.

"La scelta dei medici gettonisti nasce come soluzione flessibile e talvolta economicamente vantaggiosa per garantire la copertura dei servizi", ha dichiarato Alessandro Riccardi, presidente SIMEU. Ma, ha aggiunto, "si afferma soprattutto dove mancano alternative stabili nel sistema pubblico". Riccardi sottolinea inoltre che "quando esistono condizioni organizzate e attrattive, il ricorso a queste figure tende a ridursi".

Da qui la posizione netta della società scientifica: "Il fenomeno dei gettonisti non è più accettabile come modello strutturale".

Pazienti in barella per quasi un giorno

L’altro elemento critico evidenziato dall’indagine riguarda il boarding, cioè la permanenza dei pazienti in Pronto soccorso in attesa di ricovero. Il 70% delle strutture segnala quotidianamente pazienti sistemati in barella in attesa di un posto letto, con tempi medi che arrivano a 23 ore.

Solo il 30% dei Pronto soccorso coinvolti dichiara di non registrare il fenomeno. Il boarding viene ormai considerato uno degli indicatori più evidenti della difficoltà di tenuta del sistema ospedaliero, stretto tra carenza di posti letto, aumento della complessità clinica e difficoltà di raccordo con il territorio.

Accessi ancora in crescita

Secondo la rilevazione della SIMEU, continua inoltre a crescere il numero di accessi. Nel campione esaminato gli ingressi risultano aumentati del 3% rispetto al 2024 e di oltre il 6% rispetto al 2023.

Un andamento che conferma come la pressione sui servizi di emergenza-urgenza resti elevata nonostante gli interventi messi in campo negli ultimi anni.

Una criticità non più episodica

I dati diffusi dalla società scientifica arrivano in una fase in cui il dibattito sulla riorganizzazione dell’emergenza-urgenza continua a intrecciarsi con i temi della medicina territoriale, della carenza di personale e della sostenibilità del sistema ospedaliero.

E proprio il boarding, insieme al ricorso stabile a gettonisti e contratti esterni, mostra come molte strutture continuino a lavorare in una condizione che da emergenziale rischia di diventare ordinaria.

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