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Legacoop: “La crisi del Ssn si affronta rafforzando la sanità territoriale”

Nel corso di un convegno al Ministero della Salute, la cooperazione sanitaria rilancia il tema delle Case di comunità e dell’assistenza di prossimità
Sanità pubblica

La sostenibilità del Servizio sanitario nazionale passa sempre più dalla capacità di rafforzare l’assistenza territoriale, rendere operative le Case di comunità e costruire modelli di presa in carico continuativa dei pazienti. È il messaggio emerso dal convegno "La cooperazione nell’organizzazione della medicina territoriale del Servizio sanitario nazionale", promosso da Legacoop al Ministero della Salute.

Nel corso dell’incontro sono stati richiamati alcuni indicatori di sofferenza del sistema sanitario: secondo i dati citati dagli organizzatori, nel 2024 circa 5,8 milioni di italiani avrebbero rinunciato a prestazioni sanitarie, mentre continuano a pesare le carenze di personale, con particolare riferimento a infermieri e medici.

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Il tema delle strutture territoriali

"La tenuta del Servizio sanitario nazionale si gioca oggi sul territorio", ha dichiarato Simone Gamberini, presidente di Legacoop, sottolineando come la costruzione delle strutture previste dal Pnrr non sia sufficiente senza un rafforzamento organizzativo e professionale.

"Abbiamo investito sulle Case e sugli Ospedali di comunità, ma la vera sfida è farli funzionare", ha affermato Gamberini. "Senza organizzazione, personale e modelli innovativi, il rischio è avere contenitori vuoti mentre cresce il numero di cittadini che rinunciano alle cure".

Il riferimento è alle difficoltà che accompagnano la realizzazione della riforma dell’assistenza territoriale, tra carenze di personale, ritardi organizzativi e problemi di integrazione tra servizi sanitari e sociali.

La proposta della cooperazione sanitaria

Nel corso del convegno, Legacoop ha presentato il proprio "Progetto Salute", una rete che - secondo quanto riferito dall’organizzazione - coinvolge oltre 5mila medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, con circa 7 milioni di assistiti.

Il modello illustrato punta sul rafforzamento dell’assistenza domiciliare, sulla telemedicina, sul telemonitoraggio e sull’integrazione tra servizi territoriali.

Tra gli obiettivi indicati anche lo sviluppo di programmi di prevenzione e l’attivazione di collaborazioni tra enti locali, terzo settore e strutture sanitarie.

Il dibattito sul ruolo dei soggetti intermedi

Nel suo intervento, Gamberini ha sostenuto che il ruolo della cooperazione non debba essere interpretato come alternativo al sistema pubblico.

"Non si tratta di sostituire il pubblico, ma di rafforzarlo", ha dichiarato il presidente di Legacoop, indicando nella cooperazione uno degli strumenti possibili per aumentare prossimità dei servizi e capacità organizzativa sul territorio.

Il tema si inserisce nel dibattito più ampio sul futuro della sanità territoriale e sul coinvolgimento di soggetti intermedi nella gestione dei servizi, in una fase in cui il Servizio sanitario nazionale continua a confrontarsi con carenze di personale, aumento della domanda assistenziale e difficoltà di accesso alle cure.

Sanità pubblica
Commenti
GR
Giuseppe Giovanni Ruberto
All'inizio del XX secolo in Inghilterra, gli "ospedali di comunità" erano principalmente conosciuti come Cottage Hospitals o ospedali dei medici di base (general practitioners' hospitals). Nati a metà '800, riproporli in Italia dopo un secolo e mezzo mi sembra l'ultimo atto irresponsabile voluto da politici e amministratori incompetenti
Rispondi
08/05/2026 10:21

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