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Medici di famiglia, Craxi (FI): “No a illusioni ideologiche, servono nuove convenzioni”

Sanità pubblica Redazione politico sanitaria | 06/05/2026 13:51

La presidente dei senatori di Forza Italia critica l’ipotesi di dipendenza per i medici di medicina generale e rilancia il modello convenzionale integrato con le Case di comunità

Stefania Craxi torna a intervenire sul tema della medicina territoriale e del ruolo dei medici di famiglia, con una presa di posizione che si inserisce nel dibattito sulla possibile riforma della medicina generale e sul rapporto tra convenzione e dipendenza.

"La questione dei medici di famiglia è al fondo semplice se si parte dai pazienti", ha dichiarato la presidente dei senatori di Forza Italia, sostenendo che i cittadini chiedano "un accesso agevole al servizio sanitario attraverso medici che conoscono e dai quali sono conosciuti".

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La critica all’ipotesi della dipendenza

Nel suo intervento, Craxi ha criticato apertamente l’idea di superare il modello convenzionale attraverso l’assunzione dei medici di medicina generale all’interno delle Case di comunità.

"È una illusione ideologica pensare di risolvere il problema assumendoli e chiudendoli nelle Case di comunità", ha affermato la presidente dei senatori di Forza Italia.

Una posizione che richiama il confronto apertosi negli ultimi mesi attorno all’evoluzione della medicina territoriale, anche alla luce degli investimenti del Pnrr e della necessità di rafforzare la presa in carico dei pazienti cronici.

Il richiamo alle convenzioni e al ruolo dei giovani

Secondo Craxi, la strada più "pragmatica" sarebbe quella di rinnovare rapidamente le convenzioni, introducendo strumenti in grado di valorizzare i professionisti più attivi e rendere più attrattiva la medicina generale per le nuove generazioni.

Nel passaggio dedicato ai giovani medici, la presidente dei senatori FI ha richiamato il tema della specializzazione universitaria e della possibilità di mantenere spazi di libera professione.

Le nuove convenzioni, secondo la proposta illustrata da Craxi, potrebbero inoltre favorire forme associative tra professionisti collocate all’interno delle stesse Case di comunità.

Il tema dell’assistenza territoriale

Nella dichiarazione emerge anche una precisa idea di organizzazione dell’assistenza territoriale, centrata su flessibilità operativa, visite domiciliari e presa in carico delle cronicità.

"Conteranno la flessibilità e la responsabilità di professionisti che vanno a domicilio quando serve e si prendono in carico i malati cronici", ha dichiarato Craxi, contrapponendo questo modello a quello di "anonimi burocrati immobili e con rigido orario di lavoro".

Il riferimento si inserisce in un confronto che continua a dividere politica, Regioni e professionisti sanitari sul futuro assetto della medicina generale e sul ruolo che le Case di comunità dovranno assumere nel Servizio sanitario nazionale.

Schillaci: "Stanno lavorando le Regioni"

Sul tema è intervenuto oggi anche il ministro della Salute, Orazio Schillaci, che ha scelto una linea più prudente.

"Stanno lavorando le Regioni, che stanno elaborando un testo, poi lo vedremo e cercheremo una soluzione nell’interesse soprattutto dei cittadini e per avere una medicina territoriale più moderna", ha dichiarato a margine di un evento al Cnel.

Rispondendo alle domande sull’ipotesi di una riforma articolata in più fasi, con un primo decreto seguito da un disegno di legge, il ministro ha aggiunto che "si sta ancora elaborando il testo con le Regioni".

Una posizione prudente, che sembra riportare il confronto sul piano della dialettica istituzionale con le amministrazioni regionali, in una fase in cui il dibattito sul futuro dei medici di famiglia continua a intrecciare aspetti organizzativi, equilibri politici e sostenibilità del sistema territoriale.

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