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Medici di famiglia, Craxi (FI): “No a burocratizzazione nelle Case di comunità”

Sanità pubblica Redazione politico sanitaria | 04/05/2026 13:49

La presidente dei senatori di Forza Italia critica il modello centrato sulle strutture territoriali: “Puntare su studi associati e rapporto fiduciario”. Posizione che trova punti di contatto con altre componenti del sistema

"Contrari a far regredire i medici di famiglia ad anonimi burocrati chiusi nelle Case di comunità". Con queste parole la presidente dei senatori di Forza Italia, Stefania Craxi, interviene nel dibattito sulla riorganizzazione dell’assistenza territoriale, prendendo una posizione che si discosta dall’impostazione centrata sul rafforzamento delle strutture previste dal PNRR.

La proposta avanzata punta a un modello diverso: "Si faccia un atto di indirizzo per cambiare il convenzionamento in funzione di studi associati che dovranno garantire reperibilità, fiduciarietà, prossimità".

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Il modello organizzativo in discussione

Il riferimento è al ruolo delle Case di comunità e alla possibile evoluzione del lavoro dei medici di medicina generale all’interno di queste strutture.

Craxi richiama invece una visione centrata sull’organizzazione professionale diffusa sul territorio, sottolineando la necessità di mantenere il rapporto fiduciario tra medico e paziente e una presenza capillare. "Mettiamo al centro la concretezza dei bisogni del paziente e non l’astrattezza dello statalismo ideologico", afferma.

Convergenze nel dibattito

Pur arrivando da un’esponente della maggioranza, la posizione espressa presenta elementi di contatto con le critiche avanzate, in queste settimane, da diversi attori del sistema sanitario.

Dai sindacati dei medici di medicina generale agli Ordini professionali, fino a forze di opposizione, il timore condiviso riguarda il rischio di una riduzione dell’autonomia professionale e di una trasformazione del medico di famiglia in una figura più vincolata a modelli organizzativi rigidi.

Un segnale nel confronto politico

L’intervento si inserisce in una fase in cui il modello della medicina territoriale è al centro del confronto politico e tecnico. La presa di posizione di Forza Italia segnala l’esistenza di sensibilità diverse all’interno della stessa maggioranza, in particolare sul ruolo delle strutture territoriali e sull’equilibrio tra organizzazione pubblica e autonomia professionale.

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