
Il nuovo Piano pandemico 2025-2029 è aggiornato, ma non basta a garantire la tenuta del sistema in caso di emergenza. È la posizione di Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell’Università Statale di Milano, che interviene all’indomani dell’approvazione del documento da parte della Conferenza Stato-Regioni.
"Il Piano è aggiornato, ma non è questo il punto. Il punto è se il sistema Paese è davvero in grado di reggere una crisi. Le criticità strutturali restano tutte sul tavolo", afferma.
Personale e territorio: le fragilità già note
Il primo elemento riguarda le risorse umane. "Il personale sanitario è insufficiente e in parte logorato: senza risorse umane adeguate, qualsiasi pianificazione resta teorica".
A questo si aggiunge la disomogeneità del territorio. "Persistono differenze marcate tra Regioni che, in emergenza, si amplificano invece di ridursi", osserva, richiamando una delle criticità emerse con maggiore evidenza durante la pandemia da Covid-19.
Anche il sistema delle Rsa continua a rappresentare un punto debole. "Rimangono anelli fragili, con carenze organizzative e dipendenza continua da forniture e personale".
Dipendenza dall’estero e criticità operative
Sul piano industriale, Pregliasco sottolinea un problema che va oltre la sanità in senso stretto. "La dipendenza dall’estero per principi attivi, dispositivi e materie prime è ancora elevata: una vulnerabilità strategica che nessun piano sanitario può compensare in tempi brevi".
Un aspetto che si riflette direttamente sulla capacità operativa del sistema in situazioni prolungate. "Le criticità logistiche e di approvvigionamento incidono sulla capacità di risposta di ospedali e servizi", aggiunge.
Il tema del coordinamento
Resta infine il tema del coordinamento tra livello nazionale e regionale. "È migliorato sulla carta, ma resta una delle principali incognite nella gestione reale delle emergenze".
Il Piano, osserva Pregliasco, può definire fasi e responsabilità, ma non può sostituire ciò che manca a livello strutturale.
"La preparedness non è un documento"
La conclusione è netta: "La preparedness non è un documento: è la capacità concreta di funzionare sotto stress. Ed è qui che il sistema deve ancora dimostrare di essere all’altezza".
Un richiamo che sposta il focus dal piano alla sua reale applicabilità, riportando il confronto sulle condizioni effettive del Servizio sanitario nazionale.




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