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Contratto sanità, Cimo: “Non peggiorare le condizioni o aumenterà la fuga dal pubblico”

Sindacato Redazione politico sanitaria | 30/04/2026 10:51

Quici sull’avvio delle trattative 2025-2027: “Serve continuità con i miglioramenti ottenuti”. Critiche all’atto di indirizzo delle Regioni e richiesta di risorse aggiuntive

"Il contratto va migliorato nel solco delle ultime trattative, non certo peggiorato, altrimenti si rischierebbe di aggravare ulteriormente la fuga di medici e dirigenti sanitari dalla sanità pubblica". Guido Quici, presidente del sindacato Cimo-Fesmed, interviene sull’avvio del negoziato per il rinnovo contrattuale 2025-2027, che ha visto il primo confronto tra Aran e organizzazioni sindacali.

Un passaggio che arriva in una fase già critica per il Servizio sanitario nazionale, segnata da difficoltà crescenti nel garantire la copertura degli organici e nel trattenere i professionisti.

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"Serve chiarezza sull’impianto del contratto"

Tra le prime richieste avanzate dal sindacato c’è quella di entrare rapidamente nel merito del testo. "Abbiamo chiesto all’Aran di trasmettere una prima bozza di articolato, così da comprendere con chiarezza come intenda recepire i contenuti dell’atto di indirizzo e avviare un confronto concreto", afferma Quici.

Il clima del primo incontro viene definito "cordiale e costruttivo", ma non mancano elementi di preoccupazione, in particolare rispetto alla cornice definita dalle Regioni.

Le perplessità sull’atto di indirizzo

Cimo esprime "forti perplessità" sull’atto di indirizzo, ritenuto "particolarmente insidioso". Il punto critico riguarda il rischio che le difficoltà di reclutamento si traducano in un peggioramento delle condizioni di lavoro.

"Il riferimento alle persistenti difficoltà nel garantire la copertura dei fabbisogni di personale non deve tradursi in un arretramento rispetto a conquiste importanti ottenute negli ultimi anni", sottolinea Quici, citando in particolare orario di lavoro, attività fuori sede e pronta disponibilità.

Il timore è esplicito: "Per far fronte alle difficoltà di assumere personale non si può peggiorare le condizioni di lavoro dei dipendenti aumentandone i carichi".

Le priorità del sindacato

Sul piano dei contenuti, Cimo indica alcune direttrici precise: revisione organica della libera professione, definizione di incarichi certi per tutti, tutoraggio remunerato attraverso le risorse destinate alla formazione e maggiore chiarezza nella terminologia contrattuale, per garantire un’applicazione uniforme sul territorio nazionale.

Si tratta di interventi che mirano a ridurre le ambiguità e a rendere più prevedibile il percorso professionale dei dirigenti sanitari.

La questione delle risorse

Resta centrale la questione economica, in particolare il divario tra le diverse figure del sistema. "Qualora si voglia avvicinare le retribuzioni dei dirigenti sanitari a quelle dei medici, è necessario che lo Stato intervenga stanziando risorse extracontrattuali dedicate a questo obiettivo", afferma Quici.

Su questo punto la posizione del sindacato è netta: "La nostra posizione è ferma e non negoziabile".

Il tema del rinnovo contrattuale si conferma così uno dei passaggi chiave per la tenuta del sistema sanitario. In un contesto di carenza di personale e crescente pressione organizzativa, il confronto tra Governo, Regioni e sindacati si gioca non solo sulle risorse, ma sull’equilibrio tra sostenibilità del servizio e condizioni di lavoro dei professionisti.

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