
Filippo Anelli interviene nel dibattito sulla riforma della medicina generale criticando l’ipotesi di un decreto urgente e riportando l’attenzione sul ruolo originario delle Case di comunità, nate - secondo il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici - come strutture pensate per l’integrazione multiprofessionale e non soltanto per ospitare i medici di famiglia.
"Il presupposto di fare un decreto d’urgenza per consentire ai medici di entrare nelle Case di comunità cozza con la realtà", ha dichiarato il presidente della Fnomceo, intervenendo al convegno "La cooperazione nell’organizzazione della medicina territoriale del Servizio sanitario nazionale", organizzato al Ministero della Salute.
Secondo Anelli, i medici possono già operare all’interno delle strutture territoriali previste dal Pnrr e dunque "la motivazione dell’urgenza manca".
Il richiamo alle origini delle Case di comunità
Nel suo intervento, Anelli ha ricostruito il contesto in cui nacque il progetto delle Case di comunità durante la pandemia, quando emerse con forza la fragilità della medicina territoriale e l’isolamento operativo dei professionisti. "La necessità era rafforzare un’assistenza territoriale in cui i medici erano stati lasciati soli", ha affermato il presidente Fnomceo, spiegando che il modello originario prevedeva "l’integrazione di figure professionali diverse".
Da qui la critica a una visione che concentri il dibattito esclusivamente sulla presenza dei medici all’interno delle strutture. "Pensare che nelle Case di comunità ci possano essere solo i medici mi sembra un fallimento di questo presupposto", ha osservato Anelli.
Il tema delle professioni sanitarie
Nella riflessione del presidente Fnomceo emerge anche il tema più ampio del rafforzamento degli organici territoriali. "In questi quattro anni di Governo mi sarei aspettato che qualcuno ci dicesse di aver impegnato risorse per assumere infermieri, fisioterapisti, ostetriche e tecnici", ha dichiarato Anelli, indicando la necessità di costruire servizi capaci di rispondere in modo più articolato ai bisogni di salute.
Il riferimento è alla difficoltà di tradurre in pratica il modello multidisciplinare previsto dalla riforma dell’assistenza territoriale, in una fase in cui molte Regioni stanno ancora lavorando alla piena attivazione delle Case di comunità.
La difesa dell’attuale modello di medicina generale
Accanto alla critica sul metodo e sull’impostazione della riforma, Anelli ha espresso anche cautela rispetto a interventi che possano modificare in modo radicale l’attuale organizzazione della medicina generale.
Secondo il presidente Fnomceo, si rischia infatti di intervenire su "un sistema di assistenza medica che grazie al cielo funziona".
Le parole di Anelli si inseriscono in un confronto sempre più ampio sul futuro della medicina territoriale, che coinvolge Governo, Regioni, organizzazioni sindacali e rappresentanze professionali, tra ipotesi di revisione del rapporto convenzionale e ridefinizione del ruolo delle Case di comunità.




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