
Rinuncia alle cure e disuguaglianze territoriali mettono sotto pressione i Lea. In audizione alla Camera la Fnomceo chiede riforme condivise e un rafforzamento del sistema di garanzia.
Un italiano su dieci rinuncia alle cure e le differenze territoriali continuano a incidere sull’accesso alle prestazioni sanitarie. È uno dei dati richiamati dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) nel corso dell’audizione alla Commissione Affari Sociali della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sui Livelli essenziali di assistenza (Lea).
Secondo i dati Istat citati durante l’audizione, la quota di cittadini che rinuncia alle cure raggiunge il 10% della popolazione, con valori pari al 9,2% nel Nord, al 10,7% nel Centro e al 10,3% nel Sud.
Lea al centro della discussione sulla sanità
Nel corso dell’audizione il vicepresidente della Fnomceo Giovanni Leoni ha ricordato che i Lea rappresentano uno degli strumenti fondamentali per garantire equità e coesione nel Servizio sanitario nazionale.
"I Lea definiscono non solo le prestazioni che devono essere garantite, ma anche il livello di equità e di coesione del sistema. Tuttavia persistono criticità significative nella loro applicazione concreta, con differenze marcate tra Regioni", ha affermato Leoni. Un’affermazione che si incrocia con i dati sulla mobilità sanitaria presentati dalla Fondazione Gimbe.
Per questo, secondo la Federazione degli Ordini dei medici, il nuovo Sistema di Garanzia dei Lea dovrebbe diventare una priorità per il Servizio sanitario nazionale.
Liste d’attesa e carenza di personale tra le cause
Tra i fattori che incidono maggiormente sull’accesso alle cure, la Fnomceo indica in primo luogo le liste d’attesa.
Secondo l’Ordine dei medici, tuttavia, il problema non può essere ridotto a inefficienze organizzative. Le difficoltà sono legate anche alla cronica insufficienza di personale medico e sanitario e a modelli organizzativi spesso rigidi e frammentati.
Le liste d’attesa pesano soprattutto nelle regioni del Centro e del Nord, mentre nel Mezzogiorno alla rinuncia alle cure contribuiscono anche motivazioni economiche e criticità organizzative.
Critiche al commissariamento delle regioni
Nel corso dell’audizione la Fnomceo ha inoltre condiviso la necessità di un’analisi critica del sistema di commissariamento delle regioni in difficoltà.
Secondo l’Ordine dei medici, infatti, il commissariamento non è riuscito da solo a ridurre i divari territoriali né a riportare stabilmente le realtà più fragili a livelli adeguati di erogazione dei Lea.
"Dal punto di vista dei medici i commissariamenti si traducono spesso in scenari di straordinarietà permanente, in cui prevalgono logiche contabili e di emergenza a scapito della programmazione e della valorizzazione del personale", ha spiegato Leoni.
Verso un’agenda di riforme condivise
La Federazione degli Ordini dei medici auspica che l’indagine conoscitiva in corso possa tradursi in una vera agenda di riforme del sistema sanitario.
L’obiettivo, secondo la Fnomceo, deve essere quello di costruire interventi condivisi tra Stato, Regioni, professionisti sanitari e cittadini, con l’obiettivo di restituire piena attuazione ai principi di universalità, uguaglianza ed equità che sono alla base del Servizio sanitario nazionale.
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