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Mobilità sanitaria, record di 5,15 miliardi per le cure fuori Regione

Sanità pubblica Redazione DottNet | 04/03/2026 11:27

Mobilità sanitaria in crescita: nel 2023 gli italiani hanno speso 5,15 miliardi per curarsi fuori Regione. Il Report Gimbe evidenzia divari territoriali e forte attrattività di poche aree del Paese.

La mobilità sanitaria interregionale continua a crescere e nel 2023 ha raggiunto il livello più alto mai registrato. Secondo il nuovo Report della Fondazione Gimbe presentato oggi a Roma, gli italiani hanno speso complessivamente 5,15 miliardi di euro per ricevere cure in una Regione diversa da quella di residenza, con un aumento del 2,3% rispetto ai 5,04 miliardi del 2022.

Il fenomeno conferma una dinamica ormai strutturale del Servizio sanitario nazionale: una parte consistente dei cittadini si sposta per ottenere prestazioni sanitarie, spesso percorrendo centinaia di chilometri. Il flusso principale resta quello che dal Mezzogiorno si dirige verso il Nord, ma il Report segnala anche una mobilità crescente tra Regioni settentrionali confinanti.

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Mobilità sanitaria e diseguaglianze regionali

Secondo il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, la mobilità sanitaria rappresenta uno degli indicatori più sensibili delle diseguaglianze tra i sistemi sanitari regionali. "Rileva dove i cittadini trovano risposte adeguate e dove, invece, sono costretti a spostarsi per curarsi", spiega Cartabellotta.

L’analisi mostra che circa la metà degli incassi generati dalle cure erogate a pazienti non residenti si concentra in tre sole Regioni: Lombardia, che intercetta il 23,2% delle risorse, Emilia-Romagna con il 17,6% e Veneto con l’11,1%.

Sul fronte opposto, i maggiori esborsi per prestazioni sanitarie ottenute dai propri residenti fuori Regione riguardano Lazio (12,1%), Campania (9,4%) e Lombardia (9,2%).

Il quadro cambia se si osservano i saldi tra mobilità attiva e passiva. Alcune Regioni del Nord presentano un saldo fortemente positivo: la Lombardia registra un avanzo di 645,8 milioni. Al contrario, diverse Regioni meridionali evidenziano deficit rilevanti, tra cui Calabria (-326,9 milioni), Campania (-306,3 milioni), Puglia (-253,2 milioni) e Sicilia (-246,7 milioni).

Secondo Gimbe questi dati indicano che "la mobilità sanitaria è sempre meno una scelta e sempre più una necessità", segnale di un’offerta sanitaria non omogenea sul territorio nazionale.

Privato convenzionato principale beneficiario della mobilità

Un altro dato significativo riguarda la distribuzione delle risorse tra strutture pubbliche e private. Per ogni euro speso per prestazioni erogate fuori Regione, oltre la metà finisce infatti nelle strutture private accreditate. Nel 2023 il privato convenzionato ha incassato 1.966 milioni di euro, contro i 1.643 milioni destinati alle strutture pubbliche.

"La quota di mobilità che confluisce verso il privato convenzionato non è omogenea in tutte le Regioni", spiega Cartabellotta. "Dipende dall’offerta e dalla capacità attrattiva di strutture private d’eccellenza".

Il Report evidenzia forti differenze territoriali: il privato intercetta il 90,2% della mobilità attiva in Molise, il 71,1% in Lombardia, il 68,9% in Puglia e il 63,8% nel Lazio. All’estremo opposto si collocano Basilicata (7,2%), Provincia autonoma di Bolzano (9,1%), Liguria (11,4%), Umbria (15,1%) e Valle d’Aosta (15,7%).

Perché i pazienti si spostano

L’analisi Gimbe mostra anche la tipologia di prestazioni per cui i cittadini si spostano. Tra i ricoveri fuori Regione, oltre la metà (52,4%) riguarda interventi ad alta complessità, mentre il 41,1% riguarda prestazioni a complessità media o bassa. Una quota minoritaria, pari al 6,5%, riguarda interventi classificati come a rischio inappropriatezza.

Un altro elemento rilevante riguarda la natura degli spostamenti. Solo una parte limitata dei ricoveri è legata a situazioni occasionali – come emergenze o ricoveri durante soggiorni fuori Regione – oppure al fatto che l’ospedale più vicino si trovi oltre il confine regionale.

L’80,4% delle prestazioni rientra infatti nella cosiddetta "mobilità effettiva", cioè spostamenti programmati per ricevere cure ritenute più appropriate o più rapide.

Il tema dell’equità del Servizio sanitario nazionale

Per Gimbe il fenomeno della mobilità sanitaria continua a riflettere le profonde differenze territoriali nell’offerta di servizi sanitari. "I dati sulla mobilità sanitaria ci ricordano che il diritto alla tutela della salute non può dipendere dal codice di avviamento postale", conclude Cartabellotta.

Il quadro delineato dal Report riporta al centro del dibattito uno dei temi più delicati per il futuro del Servizio sanitario nazionale: garantire livelli di assistenza omogenei in tutto il Paese, evitando che l’accesso alle cure dipenda dalla Regione in cui si vive.

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