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Liste d’attesa prima preoccupazione sanitaria, per il 46% diritto alla salute non soddisfatto

Sanità pubblica Redazione DottNet | 04/03/2026 14:11

Liste d’attesa prima preoccupazione sanitaria per gli italiani: il 46% ritiene che il diritto alla salute non sia pienamente soddisfatto. I dati dell’indagine Euromedia presentata al summit MSD.

Le liste d’attesa restano la principale criticità percepita dagli italiani nel funzionamento del Servizio sanitario nazionale. Secondo un’indagine realizzata da Euromedia Research e presentata a Roma all’ottava edizione dell’"Investing for Life Health Summit", evento organizzato da MSD Italia al MAXXI, il 58% dei cittadini considera l’intervento sulle liste d’attesa la priorità più urgente per il sistema sanitario.

Il dato è in lieve calo rispetto al 62% registrato nel 2024, ma conferma come il tema dell’accesso alle prestazioni continui a rappresentare la questione centrale del rapporto tra cittadini e sanità pubblica.

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Liste d’attesa priorità per il 58% degli italiani

Dopo le liste d’attesa, le principali preoccupazioni riguardano l’efficienza dei pronto soccorso e dei servizi di emergenza, indicata come prioritaria dal 38% degli intervistati (era il 45% nel 2024), e l’assistenza ospedaliera, citata dal 25% (29% lo scorso anno).

L’indagine evidenzia quindi una gerarchia di criticità che riguarda soprattutto l’accesso ai servizi sanitari e la capacità del sistema di rispondere in tempi adeguati alla domanda di cura.

Per il 46% il diritto alla salute non è pienamente soddisfatto

Parallelamente cresce la percezione di un diritto alla salute non pienamente garantito. Il 46% degli italiani ritiene infatti che il principio sancito dall’articolo 32 della Costituzione non sia oggi pienamente rispettato, in aumento rispetto al 40% rilevato nel 2024. Un dato dal significato particolare se si tiene conto del fatto che gli indicatori precedenti hanno segnato invece un leggero progresso.

Solo il 16% degli intervistati si dichiara pienamente soddisfatto del sistema sanitario (era il 10% nel 2024), mentre il 23% ritiene che il diritto alla salute sia garantito ma solo in alcune regioni, dato in forte calo rispetto al 38% registrato l’anno precedente.

Secondo Alessandra Ghisleri, CEO di Euromedia Research, questi risultati rafforzano la percezione di un sistema sanitario caratterizzato da forti differenze territoriali.

"Le valutazioni positive si concentrano in alcune regioni del Nord, come Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, rafforzando l’idea di un sistema sanitario diseguale, legato più alle performance territoriali che a standard nazionali uniformi", ha spiegato Ghisleri.

Cresce la richiesta di un ruolo più forte dello Stato

Il sondaggio registra anche una domanda crescente di maggiore coordinamento nazionale. Sempre più cittadini ritengono necessario un ruolo più incisivo dello Stato non per sostituire le Regioni, ma per garantire standard omogenei di assistenza e ridurre le disuguaglianze territoriali.

Tra le convinzioni più diffuse emerge anche quella di una spesa sanitaria italiana inferiore alla media europea: il 38% degli intervistati ritiene infatti che l’Italia investa meno degli altri Paesi dell’Unione europea.

Nel complesso il giudizio medio attribuito al Servizio sanitario nazionale si attesta a 5,74, un voto che secondo i ricercatori riflette non solo il livello delle risorse disponibili ma anche la percezione di inefficienze organizzative e di una mancanza di priorità politiche chiare.

Il ruolo della ricerca farmaceutica

L’indagine evidenzia inoltre un riconoscimento diffuso del ruolo dell’industria farmaceutica nella ricerca biomedica. Il 44% degli italiani considera molto importante lo sforzo di ricerca e sviluppo delle aziende del settore nella lotta alle principali malattie.

Nel corso dell’evento è intervenuto anche il ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha ribadito l’impegno del governo sul tema delle liste d’attesa.

"Abbiamo introdotto una legge organica che introduce misure chiare e incisive – ha affermato il ministro – che spetta però alle Regioni attuare". Si tratta di una affermazione che da un lato ribadisce la volontà di riottenere una governance autorevole da parte del ministero della Salute, ma dall’altro non mancherà di generare reazioni da parte degli amministratori locali.

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