
Le estati italiane sono sempre più lunghe e torride e, per chi aspetta un bambino, il caldo non è soltanto una questione di comfort. Le elevate temperature possono infatti rappresentare un fattore di rischio per la salute della mamma e del feto, soprattutto in alcuni momenti delicati della gravidanza. A richiamare l’attenzione è Tullio Ghi, professore ordinario di Ginecologia e Ostetricia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e direttore della UOC di Ostetricia e Patologia Ostetrica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, che invita le future mamme ad affrontare l’estate con prudenza, senza allarmismi ma con alcune regole chiare.
Le fasi più delicate della gestazione
I periodi più esposti sono il primo trimestre e la fase finale della gravidanza. All’inizio, nausea e vomito possono rendere più difficile mantenere una corretta idratazione. «Le donne gravide, insieme ai bambini e agli anziani, sono le persone più a rischio disidratazione con il caldo», spiega il professore. Per questo, aggiunge, è fondamentale bere regolarmente, preferendo l’acqua, «in quantità non inferiori ai 2,5 litri al giorno»
Anche il terzo trimestre richiede particolare attenzione. In questa fase la pressione arteriosa tende fisiologicamente a diminuire e le alte temperature possono accentuare ulteriormente il fenomeno attraverso vasodilatazione e perdita di liquidi. «L’ipotensione può aumentare il rischio di episodi lipotimici e di perdita di coscienza, con tutti i rischi connessi a eventuali cadute», avverte l’esperto.
I rischi da non ignorare
Tra gli effetti più frequenti del caldo in gravidanza c’è il peggioramento della circolazione venosa degli arti inferiori. La dilatazione delle vene favorisce infatti il ristagno di sangue e la comparsa di edemi alle gambe, un disturbo che può rendere più difficoltosi i movimenti e aumentare il senso di affaticamento. Ma non si tratta soltanto di un problema di comfort. «Questa stasi venosa, associata a una minore attività fisica, può favorire fenomeni trombotici», sottolinea il ginecologo. Le trombosi venose rappresentano una delle complicanze più temute della gravidanza, soprattutto perché possono evolvere in embolia polmonare. Per questo, in presenza di gonfiore, dolore o arrossamento delle gambe, è fondamentale rivolgersi tempestivamente al medico.
Quando la disidratazione coinvolge anche il bambino
Le conseguenze della perdita eccessiva di liquidi non riguardano soltanto la mamma. Nel terzo trimestre una scarsa idratazione può contribuire alla riduzione del liquido amniotico, una condizione nota come oligoamnios o oligoidramnios. «Soprattutto quando le giornate sono molto calde e la disidratazione è una minaccia costante, il ginecologo deve sempre incoraggiare la donna ad idratarsi, bevendo almeno 2,5 litri di acqua al giorno», osserva Ghi. Il liquido amniotico svolge infatti una funzione protettiva fondamentale, contribuendo a proteggere il bambino dai traumi e dalla compressione del cordone ombelicale. Pur non rappresentando automaticamente un motivo di grave allarme, la riduzione del liquido amniotico richiede controlli più attenti e un monitoraggio accurato del benessere fetale.
Regole semplici
Il decalogo elaborato dagli specialisti del Gemelli parte da una raccomandazione essenziale: bere almeno 2,5 litri di acqua al giorno. Accanto all’idratazione, è importante mantenere una moderata attività fisica, preferendo passeggiate nelle ore più fresche della giornata, e limitare l’esposizione diretta al sole nelle fasce orarie più calde. Gli esperti consigliano inoltre di evitare lunghi periodi in piedi o sedute, utilizzare calze elastiche in presenza di problemi circolatori, fare frequenti pause durante i viaggi e scegliere indumenti leggeri e traspiranti.
Attenzione anche a tavola. La dieta mediterranea, ricca di frutta e verdura, resta il modello di riferimento, mentre andrebbero limitati cibi piccanti, bevande contenenti caffeina e pasti troppo abbondanti. Infine, «no assoluto all’alcol in qualunque momento della gravidanza e in particolare con il caldo», ricorda il professore, sottolineando come anche piccole quantità possano attraversare rapidamente la placenta e raggiungere il feto.




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