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"Dove ho messo le chiavi?" La menopausa e quei vuoti di memoria che spaventano

Salute della donna

Quando la mente sembra avvolta dalla nebbia

Le chiavi lasciate nel frigorifero no, forse no. Ma entrare in una stanza e non ricordare più perché ci si è andate, perdere il filo di un discorso o avere quella parola proprio "sulla punta della lingua" sono esperienze che molte donne conoscono bene. E quando accadono durante la menopausa possono generare preoccupazione, soprattutto in chi si è sempre sentita mentalmente brillante e organizzata.

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La prima reazione è spesso pensare che si tratti di stress, stanchezza o, peggio, dell'inizio di un declino cognitivo. In realtà la scienza racconta una storia diversa. Quello che molte donne definiscono "nebbia mentale" è un fenomeno noto agli specialisti e sempre più studiato dai ricercatori. Non è un'invenzione, né una semplice percezione soggettiva: è uno dei possibili effetti della profonda trasformazione biologica che accompagna la transizione menopausale. 

Il legame tra estrogeni, memoria e concentrazione

Per molto tempo si è pensato che gli estrogeni riguardassero soprattutto la fertilità e la salute riproduttiva. Oggi sappiamo invece che questi ormoni svolgono un ruolo importante anche nel cervello. Influenzano i circuiti coinvolti nella memoria, nell’attenzione, nell’apprendimento e persino nella regolazione dell’umore. Quando i loro livelli iniziano a diminuire, come avviene durante la perimenopausa e la menopausa, il cervello è chiamato ad adattarsi a una nuova condizione.

Una delle prove più interessanti arriva da uno studio pubblicato nel 2024 su Scientific Reports dai ricercatori della Weill Cornell Medicine. Grazie a una sofisticata tecnica di imaging cerebrale, gli studiosi hanno osservato che durante la transizione menopausale aumenta la densità dei recettori per gli estrogeni in diverse aree del cervello. Secondo gli autori, potrebbe trattarsi di una sorta di meccanismo compensatorio: il cervello, ricevendo meno estrogeni, cerca di utilizzare al meglio quelli disponibili. Lo studio ha inoltre mostrato un'associazione tra queste modificazioni e la comparsa di sintomi cognitivi e dell'umore riferiti dalle partecipanti.

Il cervello cambia davvero durante la menopausa?

Questo non significa che in menopausa il cervello smetta di funzionare correttamente. Significa piuttosto che attraversa una fase di riorganizzazione. Una fase che può manifestarsi con piccole dimenticanze, maggiore difficoltà di concentrazione o una sensazione di rallentamento mentale. Sintomi fastidiosi, certo, ma nella maggior parte dei casi temporanei e compatibili con una normale attività quotidiana. 

Negli ultimi anni i ricercatori hanno cercato di capire se la "nebbia mentale" percepita da molte donne avesse anche una base biologica osservabile. Alcuni studi suggeriscono che durante la menopausa possano verificarsi cambiamenti in aree del cervello coinvolte nella memoria, nell'attenzione e nell'organizzazione delle informazioni, come l'ippocampo e la corteccia frontale. La notizia più rassicurante, però, è che questi cambiamenti non sembrano indicare un deterioramento irreversibile. Al contrario, il cervello appare capace di adattarsi alla nuova condizione ormonale, attivando meccanismi di compensazione che aiutano a mantenere le funzioni cognitive nel tempo.

Non è colpa solo degli ormoni

A confermarlo è anche una recente revisione pubblicata su The Lancet Obstetrics, Gynaecology & Women's Health, secondo cui circa due donne su tre riferiscono problemi di memoria o attenzione durante la transizione menopausale. Gli autori sottolineano però che queste difficoltà non sono necessariamente il segnale di una malattia neurologica. Le alterazioni osservate riguardano soprattutto alcuni aspetti della memoria e dell’apprendimento e tendono a rimanere entro limiti considerati normali.

C'è poi un altro elemento che aiuta a spiegare perché molte donne si sentano più smemorate proprio in questa fase della vita. La menopausa raramente arriva da sola. Spesso porta con sé vampate, sudorazioni notturne, disturbi del sonno, cambiamenti dell'umore e un carico di stress che può essere considerevole. Tra lavoro, famiglia, responsabilità e cura degli altri, non è difficile capire perché il cervello possa apparire meno efficiente. Gli stessi ricercatori ritengono che il brain fog sia il risultato di diversi fattori che si sommano: ormoni, sonno disturbato, ansia, affaticamento e normali cambiamenti legati all'età. 

Quando è il caso di parlarne con il medico

Nella maggior parte dei casi il brain fog associato alla menopausa non è il segnale di una demenza né di una malattia neurodegenerativa. Tuttavia, è opportuno confrontarsi con il proprio medico se le difficoltà di memoria diventano molto frequenti, se interferiscono in modo significativo con il lavoro e la vita quotidiana o se sono accompagnate da cambiamenti importanti dell'umore e del comportamento. Una valutazione specialistica può aiutare a comprendere meglio la situazione e a escludere eventuali altre cause. 

Prendersi cura del cervello, a ogni età

La buona notizia è che il cervello può essere sostenuto anche attraverso piccoli comportamenti quotidiani. Dormire bene, praticare attività fisica, seguire un'alimentazione equilibrata, mantenere relazioni sociali attive e continuare a stimolare la mente con nuove attività rappresentano strumenti preziosi per preservare il benessere cognitivo. Se a volte la mente sembra muoversi in mezzo alla nebbia, sapere che esiste una spiegazione biologica può aiutare a guardare questi cambiamenti con maggiore consapevolezza.

Bibliografia

Gurvich C, Spector A, Hickey M. Advances in understanding of cognitive symptoms during menopause. Lancet Obstetrics, Gynaecology & Women's Health. 2026;2(4):e335-e345.

Mosconi L, Rahman A, et al. Estrogen receptor density in the brain across the menopause transition: an 18F-fluoroestradiol PET study. Scientific Reports. 2024.

Rodríguez A, Pereira A, Barros B, Martínez K. Menopause and Brain Structural Changes: A bibliographic revision. Presented at the Annual Meeting of The Menopause Society, 2025.

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