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Minori Lgbtqia+, la guida dei pediatri diventa terreno di scontro ideologico

Società scientifiche

Una guida destinata ai pediatri per migliorare l’accoglienza e la relazione di cura con bambini e adolescenti Lgbtqia+ diventa il terreno di un nuovo scontro ideologico. Ma tra il documento realizzato dalla Società italiana di pediatria (Sip) e dall’Associazione culturale pediatri (Acp) e l’attacco di Pro Vita & Famiglia, che arriva a chiedere le dimissioni del presidente e dell’intero Consiglio direttivo della Sip, esiste una differenza che il confronto politico non può cancellare: le due posizioni non hanno lo stesso peso sul piano scientifico.

"Oltre lo sguardo" nasce come strumento professionale rivolto ai pediatri per affrontare, all’interno della relazione di cura, i temi dell’identità di genere e dell’orientamento affettivo e sessuale. La guida dedica spazio al linguaggio utilizzato durante la visita, all’organizzazione di un ambulatorio accogliente, al contrasto degli stereotipi e alla necessità di riconoscere situazioni di stigma e discriminazione che possono incidere sul benessere dei minori.

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La guida Sip e Acp: ascoltare senza patologizzare

Il punto di partenza delle due società scientifiche è che bambini e adolescenti con identità di genere e orientamenti sessuali minoritari possono incontrare incomprensioni, discriminazioni e forme di violenza nei diversi contesti di vita, compreso quello sanitario. "Le persone con identità di genere e orientamenti sessuali minoritari non sono casi clinici: sono bambini e adolescenti che vivono e crescono nonostante contesti sociali complessi e a volte ostili", spiegano i presidenti di Sip e Acp, Rino Agostiniani e Stefania Manetti.

La guida propone quindi strumenti conoscitivi e relazionali destinati ai pediatri. Il suo campo di applicazione è la relazione di cura all’interno dello studio pediatrico: non si presenta come un manuale educativo rivolto alle famiglie o alla società nel suo complesso. Particolare attenzione viene riservata alle parole utilizzate nell’incontro con bambini e adolescenti e alla capacità del professionista di creare un ambiente nel quale eventuali situazioni di disagio possano emergere senza essere immediatamente oggetto di giudizio o stigmatizzazione.

Espressioni come "è solo una fase" o "sei troppo piccolo per saperlo", osservano i pediatri, possono trasmettere svalutazione e senso di inadeguatezza. L’obiettivo non è quello di trasformare il pediatra in un decisore dell’identità del minore, ma fornire strumenti per ascoltare senza giudicare all’interno del proprio ambulatorio, riconoscere eventuali situazioni di disagio e accompagnare bambini e famiglie nei percorsi di cura.

Pro Vita chiede le dimissioni dei vertici Sip

Di tutt’altro tenore la reazione di Pro Vita & Famiglia. L’associazione accusa la guida di promuovere una visione ideologica dell’identità di genere e contesta, tra gli altri aspetti, i riferimenti alla carriera alias, all’utilizzo di simboli inclusivi negli ambulatori, al linguaggio nei moduli e alla rappresentazione delle famiglie omogenitoriali. Il portavoce Jacopo Coghe arriva a definire il documento "spazzatura ideologica" e chiede al presidente Rino Agostiniani di dissociarsi dalla guida o di dimettersi insieme all’intero Consiglio direttivo della Società italiana di pediatria.

La richiesta, tuttavia, non entra nel merito delle evidenze scientifiche richiamate dal documento e non propone una diversa modalità clinica di presa in carico dei minori. Trasferisce semplicemente il confronto sul terreno della delegittimazione politica delle società scientifiche che hanno prodotto la guida.

Dalla relazione di cura allo scontro politico

È anche sulla natura stessa del documento che si misura la distanza tra i suoi contenuti e la polemica che ne è seguita. Una guida professionale dedicata alla relazione di cura nello studio pediatrico viene interpretata e contestata come se fosse un progetto educativo rivolto indistintamente ai minori, alle famiglie e alla società. Lo spostamento non è secondario: consente di trasferire la discussione dal terreno della pratica clinica e delle evidenze disponibili a quello dello scontro ideologico sull’identità di genere.

La distinzione è particolarmente importante perché il pediatra non interviene nel dibattito pubblico come educatore o attivista politico, ma come professionista sanitario chiamato a incontrare bambini e adolescenti che possono portare in ambulatorio domande, difficoltà e situazioni di disagio reali. Il problema posto dalla guida riguarda quindi il modo in cui questi pazienti vengono accolti, ascoltati e, quando necessario, orientati verso percorsi appropriati.

Due posizioni che non hanno lo stesso peso scientifico

Raccontare posizioni differenti non significa attribuire loro automaticamente lo stesso valore. Sip e Acp sono organizzazioni scientifiche e professionali che intervengono su un tema di salute e relazione di cura attraverso un documento rivolto ai pediatri. Pro Vita & Famiglia è un’associazione militante che interpreta e contesta lo stesso documento sulla base della propria posizione culturale e politica.

Entrambe le posizioni possono essere raccontate. Ma non rappresentano due tesi scientifiche contrapposte tra le quali individuare un punto di equilibrio. Il confronto dovrebbe semmai concentrarsi sui contenuti della guida, sulle evidenze disponibili e sulle modalità più appropriate per tutelare il benessere di bambini e adolescenti. La richiesta di dimissioni del presidente e dell’intero Consiglio direttivo della Sip non offre un contributo su nessuno di questi aspetti.

Negare il problema non aiuta i minori che chiedono ascolto

Il tema dell’identità di genere e dell’orientamento affettivo e sessuale in età evolutiva è complesso e richiede rigore, prudenza e un confronto scientifico aperto. Proprio per questo non può essere ridotto a uno scontro tra appartenenze ideologiche. I pediatri incontrano bambini, adolescenti e famiglie che portano negli ambulatori domande, difficoltà e situazioni di disagio. Discutere quali siano gli strumenti migliori per accoglierli e accompagnarli è legittimo e necessario. Negare l’esistenza del problema o delegittimare chi tenta di affrontarlo non contribuisce alla crescita delle conoscenze né alla qualità dell’assistenza. E nemmeno della società.

La questione posta da "Oltre lo sguardo" riguarda, prima ancora dello scontro culturale, il ruolo del professionista sanitario: ascoltare senza stigmatizzare, riconoscere le fragilità e offrire risposte fondate sulle conoscenze scientifiche disponibili. Ed è solo ed esclusivamente su questo terreno che una discussione sulla salute dei minori dovrebbe essere condotta.

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