
La scienza forense torna a rivendicare il proprio ruolo nel racconto dei casi giudiziari più complessi. Dal 47° Congresso nazionale della Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni (SIMLA), appena concluso a Roma, arriva un messaggio netto: basta interpretazioni improvvisate, la cronaca nera richiede competenze e rigore.
A ribadirlo è il presidente SIMLA, Francesco Introna, che chiude tre giorni di confronto tra oltre mille specialisti sottolineando i rischi di una narrazione superficiale: "In Italia abbiamo bisogno di informazione corretta e non di informazione pruriginosa, scandalistica, costruita per fare audience".
Il valore della competenza nella lettura dei casi
Al centro dell’ultima giornata congressuale una sessione dedicata al contributo della medicina legale nella ricerca della verità, con l’analisi di casi giudiziari noti. Un’occasione, spiega Introna, per mostrare come sia possibile coniugare rigore scientifico e chiarezza divulgativa: "Abbiamo visto buona scienza e buon giornalismo. Indagini complesse sono state spiegate in termini comprensibili, senza rinunciare agli aspetti tecnici, che troppo spesso vengono trascurati". Secondo il presidente SIMLA, è proprio questa la chiave per migliorare la qualità dell’informazione: superare la logica della semplificazione estrema e restituire al pubblico la complessità dei percorsi diagnostici, spesso frutto di competenze multidisciplinari.
"Chi interviene sia qualificato"
Da qui l’appello, netto, alla responsabilità di chi interviene nel dibattito pubblico. Introna mette in guardia dal crescente fenomeno degli opinionisti nei programmi dedicati alla cronaca: "Chi parla di medicina legale deve avere il titolo per farlo, senza spacciarsi per medico legale o professore universitario". Il rischio, sottolinea, non è solo informativo ma anche sociale e giudiziario: "L’opinione libera e spesso immotivata di chi interviene può avere pesanti ripercussioni sull’opinione pubblica. Degli opinionisti e dei liberi pensatori non sappiamo che farcene, né noi né la società civile".
Dalla spettacolarizzazione alla responsabilità
Il congresso SIMLA, che ha riunito a Roma la comunità scientifica della disciplina, ha voluto così riportare al centro la funzione pubblica della medicina legale: contribuire alla ricostruzione dei fatti con metodi scientifici, al servizio della giustizia. "In Italia abbiamo milioni di ‘liberi pensatori’ sui casi giudiziari, che spesso non conoscono atti, fatti e fascicoli", osserva Introna, evidenziando come la pressione mediatica possa distorcere la percezione della realtà.
Una disciplina al servizio della verità
Una medicina legale sempre più autorevole, capace di dialogare con i media senza perdere il proprio rigore. Questo è quello che occorre: un impegno che riguarda anche il mondo dell’informazione, chiamato a raccontare la cronaca nera evitando scorciatoie narrative e privilegiando un approccio fondato su dati, competenze e verifiche. Perché, come sottolineato nel corso dei lavori, solo una comunicazione scientificamente solida può contribuire davvero alla comprensione dei casi giudiziari e alla tutela della collettività.




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