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Neonatologia, la denatalità impone una riforma delle cure: dalla SIN un piano per il futuro dei neonati italiani

Società scientifiche Annalucia Migliozzi | 10/06/2026 13:30

Al Ministero della Salute confronto tra istituzioni, accademia e professionisti. Al centro del dibattito il rafforzamento delle reti perinatali, il riconoscimento accademico della disciplina e l’accesso uniforme alle cure sul territorio nazionale.

Il calo delle nascite non può tradursi in una riduzione dell’attenzione verso la salute dei più piccoli. È il messaggio emerso dal convegno nazionale “Il futuro della Neonatologia in Italia”, promosso dalla Società Italiana di Neonatologia (SIN) presso il Ministero della Salute, con l’obiettivo di delineare strategie per rafforzare l’assistenza neonatale e perinatale nel Paese.

L’incontro arriva in un momento particolarmente delicato dal punto di vista demografico. Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2025 le nascite in Italia sono scese a circa 355mila, con una riduzione del 3,9% rispetto all’anno precedente. Un trend che, secondo gli esperti, richiede una riorganizzazione dei servizi senza compromettere la qualità delle cure destinate ai neonati.

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La neonatologia rappresenta una delle aree più specialistiche della medicina moderna, occupandosi della salute del bambino fin dai primi istanti di vita e integrando competenze che spaziano dalla medicina materno-fetale alla terapia intensiva, dalla genetica all’anestesiologia. In questo contesto, il neonatologo svolge un ruolo cruciale lungo tutto il percorso assistenziale, dalla gravidanza fino al follow-up dopo la dimissione ospedaliera.

Tra le principali criticità evidenziate durante il confronto emerge il mancato riconoscimento universitario della disciplina. Nonostante la sua consolidata presenza negli ospedali italiani, la neonatologia continua a essere poco rappresentata nel mondo accademico, con conseguenze sulla formazione specialistica, sulla ricerca e sul ricambio generazionale. Un quadro che colloca l’Italia nelle ultime posizioni europee per numero di professori ordinari dedicati alla disciplina.

Il tema della formazione è stato indicato come uno degli elementi chiave per garantire in futuro competenze altamente specializzate nella gestione del neonato sano e patologico. Parallelamente, è stata sottolineata la necessità di rafforzare la presenza della neonatologia nei percorsi universitari e nei programmi di ricerca.

Altro punto centrale riguarda l’organizzazione delle reti perinatali. Gli specialisti hanno evidenziato l’importanza di una distribuzione più omogenea dei servizi sul territorio, con particolare attenzione al Servizio di Trasporto d’Emergenza Neonatale (STEN), considerato essenziale per assicurare interventi tempestivi ai neonati che necessitano di cure specialistiche. L’obiettivo è ridurre le disuguaglianze regionali e garantire standard assistenziali uniformi in tutto il Paese.

Nel corso dell’incontro è stato inoltre ribadito il ruolo strategico dell’Italia nella ricerca farmacologica neonatale. Grazie alla presenza di aziende e centri di ricerca attivi nello sviluppo di terapie innovative, il settore continua a rappresentare un ambito di grande interesse, soprattutto per le malattie rare che colpiscono i neonati e che ancora oggi dispongono di limitate opzioni terapeutiche.

La SIN ha infine richiamato l’attenzione sulla necessità di investire non solo nelle strutture e nella formazione, ma anche in modelli assistenziali sempre più orientati alla famiglia. Tra le priorità indicate figurano il potenziamento delle terapie intensive neonatali e la piena presenza dei genitori accanto ai figli ricoverati, attraverso l’accesso continuativo ai reparti.

Per gli specialisti, la sfida della denatalità non può essere affrontata soltanto sul piano numerico: ogni nascita rappresenta un patrimonio da tutelare attraverso un sistema sanitario capace di garantire cure specialistiche, ricerca e assistenza di qualità fin dai primi giorni di vita.

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