
Da AI e cybersecurity alla figura del Chief Innovation Officer. A Torino AIIC rilancia il ruolo strategico degli ingegneri clinici nella trasformazione della sanità.
Non più soltanto gestione delle tecnologie sanitarie, ma partecipazione attiva ai processi che guidano l'innovazione del sistema salute. È questo il messaggio emerso dal 26° Convegno nazionale dell'Associazione italiana ingegneri clinici (AIIC), che si è concluso a Torino dopo aver riunito circa 3.000 partecipanti, 200 relatori e oltre 130 aziende del settore. "L'ingegneria clinica italiana ha mostrato a Torino di essere una comunità professionale capace di creare connessioni, consapevole delle proprie competenze e coraggiosa al punto da offrire spunti concreti di progettazione per il futuro della sanità italiana", ha dichiarato il presidente AIIC Umberto Nocco al termine dei lavori.
Tra i temi affrontati figurano intelligenza artificiale, cybersecurity, nuovi regolamenti europei sui dispositivi medici, Health Technology Assessment, procurement basato sul valore e attuazione degli investimenti del PNRR.
L'innovazione non coincide con la tecnologia
Uno dei concetti più ricorrenti nel corso del congresso è stato il superamento di una visione dell'innovazione limitata alla semplice introduzione di nuove tecnologie. "Non basta la tecnologia per creare innovazione", ha spiegato Sara Falvo di BioPMed. "È fondamentale validarla, generare le evidenze che garantiscano efficacia, sostenibilità e scalabilità".
Una riflessione condivisa anche da Riccardo Bui, amministratore delegato dell'IRCCS Humanitas Research Hospital, che ha sottolineato l'importanza di un'innovazione capace di nascere dai bisogni reali dell'assistenza sanitaria. In questo contesto, l'ingegnere clinico viene indicato come una figura sempre più centrale nel trasferire l'innovazione alla pratica clinica e nel valutarne il reale valore per pazienti e organizzazioni sanitarie.
Secondo Nocco, la valutazione dell'innovazione rappresenta infatti un processo necessariamente multidisciplinare, che richiede una conoscenza diretta dei percorsi assistenziali e delle esigenze concrete delle strutture sanitarie.
Chief Innovation Officer, una nuova prospettiva per l'ingegneria clinica
Tra i temi più discussi del congresso figura la possibile affermazione, anche nel sistema sanitario, della figura del Chief Innovation Officer (CInO), il professionista chiamato a governare i processi di innovazione all'interno delle organizzazioni. Le esperienze internazionali presentate durante il convegno hanno mostrato come questo ruolo stia assumendo crescente rilevanza nel collegare strategia aziendale, dati, intelligenza artificiale, modelli organizzativi e partnership.
Secondo diversi relatori, gli ingegneri clinici possiedono molte delle competenze necessarie per assumere responsabilità di questo tipo, grazie alla loro formazione multidisciplinare e alla capacità di operare all'intersezione tra aspetti tecnologici, clinici e organizzativi. "Per questo ruolo servono expertise, competenza e metodo", ha osservato Danilo Gennari, membro del Consiglio direttivo AIIC, evidenziando come l'ingegneria clinica sia già abituata a lavorare in contesti complessi e multidisciplinari.
Per Giovanni Poggialini, componente del Consiglio direttivo dell'associazione, il settore dovrà in futuro puntare sempre più a ruoli di governance dell'innovazione, contribuendo direttamente alle scelte strategiche delle organizzazioni sanitarie.
Intelligenza artificiale tra opportunità e responsabilità
L'intelligenza artificiale è stata uno dei temi centrali dell'edizione 2026 del congresso. Numerose sessioni hanno illustrato applicazioni già operative in diversi contesti clinici, dalla diagnostica alle malattie infettive, fino al supporto alle decisioni terapeutiche. Accanto alle opportunità, i relatori hanno però evidenziato alcune questioni ancora aperte. Tra queste, la valutazione dell'affidabilità degli algoritmi, la manutenzione dei sistemi basati su software e la necessità di definire percorsi di formazione adeguati per tutte le professioni sanitarie coinvolte.
"La collaborazione tra società scientifiche deve diventare strutturata e continua", ha osservato il vicepresidente AIIC Gianluca Giaconia, richiamando l'esigenza di costruire competenze condivise nell'ambito dell'innovazione digitale. Una posizione condivisa anche dalla presidente della Società italiana di radiologia medica e interventistica (SIRM), Nicoletta Gandolfo, che ha sottolineato l'importanza di validazioni scientifiche rigorose e di benefici concretamente misurabili per i pazienti.
Cybersecurity e sicurezza delle tecnologie
Un altro tema trasversale è stato quello della sicurezza delle tecnologie sanitarie, con particolare attenzione ai rischi legati alla crescente diffusione di sistemi intelligenti, chatbot e grandi modelli linguistici. I relatori hanno evidenziato come l'adozione dell'intelligenza artificiale in sanità richieda non soltanto capacità tecnologiche, ma anche solide competenze regolatorie, organizzative e di gestione del rischio.
In questo scenario, secondo AIIC, l'ingegneria clinica è chiamata a svolgere un ruolo sempre più strategico nel garantire che l'innovazione venga introdotta nei percorsi assistenziali in modo sicuro, sostenibile e coerente con gli obiettivi di salute.
Verso una governance condivisa dell'innovazione
A conferma di questa evoluzione si inserisce anche il protocollo d'intesa in fase di definizione tra AIIC e FIASO, presentato durante il congresso e destinato a essere formalizzato nelle prossime settimane. L'iniziativa rappresenta uno dei segnali più evidenti di una professione che guarda oltre la gestione delle apparecchiature e rivendica un ruolo sempre più attivo nella progettazione e nel governo dell'innovazione sanitaria. Un cambiamento che, nelle intenzioni dell'associazione, dovrà accompagnare la trasformazione digitale del Servizio sanitario nazionale nei prossimi anni.
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