
Al Congresso nazionale di Bergamo gli esperti sottolineano l’urgenza di diagnosi nutrizionale precoce e percorsi personalizzati nelle RSA e nelle strutture assistenziali.
L’invecchiamento della popolazione italiana porta con sé una nuova sfida per il sistema sanitario: contrastare la malnutrizione nella popolazione anziana. Il tema è stato al centro del 46° Congresso Nazionale della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), in corso a Bergamo, dove gli specialisti hanno evidenziato la necessità di rafforzare prevenzione, screening nutrizionale e interventi personalizzati soprattutto nelle RSA e nelle case di riposo.
L’Italia si conferma il Paese più anziano dell’Unione Europea, con oltre 14,8 milioni di cittadini sopra i 65 anni. Cresce inoltre la fascia degli ultraottantacinquenni e aumenta la longevità media, ma gli anni vissuti in buona salute tendono a ridursi, con ricadute importanti sulla domanda di assistenza sanitaria e sociosanitaria.
Secondo la presidente SINU, Anna Tagliabue, la nutrizione rappresenta uno dei principali determinanti della qualità della vita nella terza età. Un’alimentazione adeguata può infatti favorire un invecchiamento più sano, mentre squilibri nutrizionali contribuiscono a fragilità, perdita di autonomia e aumento delle patologie croniche.
La malnutrizione nell’anziano non riguarda esclusivamente il deficit nutrizionale. Accanto alla denutrizione, infatti, è sempre più frequente la presenza di obesità e sarcopenia, una condizione caratterizzata dalla riduzione della massa e della forza muscolare. Questo quadro può compromettere mobilità, indipendenza funzionale e qualità di vita.
Tra le principali cause di malnutrizione figurano perdita dell’appetito, isolamento sociale, depressione, difficoltà nella masticazione o deglutizione, effetti collaterali dei farmaci e patologie croniche che alterano digestione e assorbimento dei nutrienti. Nelle strutture residenziali per anziani il problema assume dimensioni ancora più rilevanti: le stime indicano che il rischio di malnutrizione possa interessare fino al 69% degli ospiti ricoverati in lungodegenza.
Per gli esperti SINU è quindi necessario introdurre protocolli sistematici di valutazione nutrizionale nelle RSA, con percorsi che comprendano screening precoce, diagnosi, monitoraggio e interventi dietetici personalizzati. L’obiettivo non è soltanto correggere le carenze nutrizionali, ma migliorare l’intera esperienza alimentare dell’anziano.
Un ruolo centrale viene attribuito anche alla qualità della ristorazione assistenziale. Ambiente del pasto, convivialità, consistenza degli alimenti e supporto durante l’alimentazione possono incidere significativamente sull’assunzione di cibo e sul benessere psicofisico dell’ospite. Secondo gli specialisti, il momento del pasto dovrebbe essere considerato parte integrante del percorso di cura.
Le linee guida internazionali raccomandano per la popolazione anziana una dieta equilibrata ispirata al modello mediterraneo, con particolare attenzione all’idratazione, all’apporto proteico e alla personalizzazione dei menu in base alle condizioni cliniche.
La SINU ha inoltre avviato un gruppo di lavoro dedicato alla ristorazione dell’anziano istituzionalizzato, con l’obiettivo di sviluppare indicazioni operative e promuovere strategie innovative di prevenzione nutrizionale nelle strutture assistenziali italiane.
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