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Carceri sarde sotto pressione: sovraffollamento e disagio psichiatrico aggravano l’emergenza sanitaria

Salute Annalucia Migliozzi | 27/05/2026 12:25

La relazione annuale della garante regionale Irene Testa evidenzia istituti oltre la capienza, aumento dei detenuti in terapia farmacologica e criticità nelle strutture sanitarie e di sicurezza.

Il sistema penitenziario della Sardegna si trova in una condizione di forte criticità, segnata da sovraffollamento crescente, diffusione del disagio mentale e carenze strutturali nell’assistenza sanitaria. È quanto emerge dalla relazione annuale 2025 presentata in Consiglio regionale dalla garante delle persone private della libertà personale, Irene Testa.

Secondo il report, nel corso dell’ultimo anno il numero di istituti penitenziari con un tasso di occupazione superiore alla capienza regolamentare è aumentato in modo significativo. Le situazioni più critiche riguardano il carcere di Cagliari-Uta, con una presenza detenuta pari al 130% della capacità disponibile, e Sassari-Bancali, che supera il 125%. Incrementi rilevanti si registrano anche negli istituti di Lanusei, Tempio Pausania e Alghero.

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La pressione detentiva coinvolge anche le colonie penali regionali. A Isili il tasso di occupazione è arrivato quasi al limite della saturazione, mentre Is Arenas e Mamone mostrano anch’essi un progressivo incremento delle presenze.

Particolarmente preoccupante, secondo la garante, è il quadro sanitario all’interno delle strutture carcerarie. Nel penitenziario di Uta oltre il 90% dei detenuti risulta sottoposto a trattamenti farmacologici continuativi. Elevata anche la prevalenza di disturbi psichiatrici: quasi la metà della popolazione detenuta assume stabilmente farmaci per la salute mentale, mentre oltre un terzo presenta patologie psichiche diagnosticate. Una quota significativa dei reclusi è inoltre inserita in programmi terapeutici con metadone.

Il report richiama l’attenzione sull’impatto che il sovraffollamento può avere sulla gestione clinica e psicologica delle persone detenute, soprattutto in presenza di fragilità psichiatriche e dipendenze patologiche. La combinazione tra carenza di spazi, insufficienza di personale e alta domanda assistenziale rischia infatti di compromettere la continuità delle cure e la tutela della salute mentale in ambito penitenziario.

Criticità emergono anche nelle camere di sicurezza delle forze dell’ordine. Delle oltre 350 strutture censite nell’Isola, solo una minima parte risulta effettivamente agibile. Le maggiori difficoltà riguardano le sedi dell’Arma dei Carabinieri, con numerose celle non operative in diversi territori provinciali.

Sul versante della salute mentale territoriale, la relazione segnala inoltre un numero elevato di trattamenti sanitari obbligatori (TSO), con la ASL di Cagliari che registra il dato più alto a livello regionale. Alcuni TSO sono stati eseguiti direttamente in ambiente carcerario, elemento che conferma la crescente complessità clinica della popolazione detenuta.

La garante regionale ha infine evidenziato la presenza di lacune nella raccolta dei dati sanitari da parte di alcune aziende sanitarie locali, un fattore che limita la possibilità di monitorare in modo uniforme l’evoluzione del fenomeno.

Il quadro delineato dalla relazione richiama l’urgenza di rafforzare la sanità penitenziaria, migliorare l’assistenza psichiatrica e intervenire sulle condizioni strutturali degli istituti per evitare un ulteriore aggravamento della situazione.

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