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Cure palliative ancora poco accessibili agli anziani fragili: oltre la metà dei ricoverati ne avrebbe bisogno

Salute

Le cure palliative restano ancora sottoutilizzate e spesso attivate troppo tardi, nonostante riguardino una quota crescente di anziani fragili con patologie croniche avanzate. È quanto emerge dai dati presentati al 40° Congresso Nazionale della SIGOT, in corso a Roma, dove specialisti e geriatri hanno acceso l’attenzione sulla necessità di integrare precocemente questo approccio nei percorsi di cura.

Secondo i risultati del “Palliative Care Day”, discussi durante il congresso, il 57% dei pazienti ricoverati negli ospedali e il 46,3% degli anziani residenti nelle RSA presenta bisogni compatibili con un approccio palliativo. L’indagine ha coinvolto oltre 5.600 persone valutate in 207 reparti ospedalieri e 144 strutture residenziali.

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Le cure palliative, spiegano gli specialisti, non riguardano esclusivamente il fine vita oncologico, ma rappresentano uno strumento clinico fondamentale per gestire dolore, dispnea, decadimento funzionale, sintomi psicologici e perdita di autonomia in pazienti con scompenso cardiaco, demenze, insufficienza respiratoria e malattie neurologiche degenerative.

“Nel paziente anziano fragile le cure palliative devono affiancare le terapie attive lungo tutto il decorso della malattia”, sottolinea Lorenzo Palleschi. “L’obiettivo è migliorare qualità della vita, evitare interventi sproporzionati e sostenere anche la famiglia e i caregiver”.

Nonostante il crescente fabbisogno assistenziale, l’accesso alle cure palliative in Italia resta disomogeneo. La normativa nazionale prevede di raggiungere entro il 2028 il 90% di copertura delle persone eleggibili, ma gli esperti denunciano ancora profonde differenze territoriali e difficoltà organizzative.

Per la SIGOT, il problema riguarda soprattutto l’integrazione tra ospedale, territorio, assistenza domiciliare, RSA e hospice. “Il reparto per acuti non può essere l’unica risposta alla cronicità avanzata”, osserva Palleschi. “Serve una rete capace di intercettare precocemente i bisogni palliativi e costruire percorsi assistenziali continui”.

Tra i temi affrontati al congresso anche il dolore cronico nell’anziano, spesso sottovalutato o trattato in modo non adeguato, e il peso crescente che la gestione della non autosufficienza comporta sulle famiglie.

“Il bisogno palliativo non coincide necessariamente con una terminalità imminente”, evidenzia Claudia Bauco. “La vera sfida è riconoscere tempestivamente i sintomi e pianificare cure proporzionate, condivise con il paziente e con i familiari”.

Particolare attenzione viene riservata anche ai caregiver, definiti dagli specialisti “i pazienti invisibili” della cronicità avanzata. L’assistenza quotidiana a persone non autosufficienti comporta infatti un forte carico emotivo, organizzativo ed economico.

Secondo la SIGOT, umanizzare le cure significa anche sostenere chi assiste il paziente fragile attraverso informazione, supporto psicologico e percorsi assistenziali più coordinati. Un modello che, oltre a migliorare la qualità della vita, potrebbe contribuire a ridurre ricoveri impropri e pressione sul sistema sanitario.

Salute
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