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Cuore e longevità, dagli esperti un allarme per gli over 75: servono più prevenzione e diagnosi precoce

Al Congresso nazionale della geriatria ospedaliera e territoriale emerge la necessità di rafforzare gli strumenti per intercettare precocemente le patologie cardiovascolari, ancora oggi tra le principali minacce per la salute della popolazione anzian
Congressi

La sfida della cardiogeriatria in una popolazione che invecchia

L'aumento dell'aspettativa di vita sta modificando in profondità il profilo dei pazienti seguiti dal Servizio sanitario nazionale. Sempre più spesso, infatti, chi sviluppa una cardiopatia ischemica, uno scompenso cardiaco o una fibrillazione atriale presenta anche fragilità, multimorbilità e una ridotta autonomia funzionale.

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Proprio per questo la comunità scientifica sottolinea la necessità di una maggiore integrazione tra cardiologia e geriatria, affinché la cura non si concentri soltanto sulla malattia ma sulla persona nel suo complesso. Tra gli argomenti affrontati durante il congresso figuravano infatti le più recenti evidenze sullo scompenso cardiaco, la gestione delle aritmie, le patologie valvolari, l'amiloidosi cardiaca e le nuove opportunità offerte dalla tecnologia nella presa in carico dei pazienti più anziani.

Screening ancora insufficienti negli anziani

Uno dei temi più dibattuti riguarda la mancanza di programmi strutturati di prevenzione cardiovascolare destinati agli anziani. «Mancano dei sistemi di prevenzione, mancano degli screening nei soggetti 75enni e agli ultra 85enni per prevenire e inquadrare le patologie cardiovascolari», ha affermato il professor Francesco Vetta, direttore dell'Unità Operativa di Cardiologia e UTIC dell'Ospedale di Avezzano e docente dell'Università UniCamillus. Secondo l'esperto, sarebbe necessario un maggiore coinvolgimento delle società scientifiche nella programmazione sanitaria per individuare precocemente le persone a rischio e intervenire prima dell'evento acuto. L'obiettivo è intercettare tempestivamente condizioni spesso silenziose che possono evolvere verso complicanze gravi, come infarto, ictus, insufficienza cardiaca e perdita dell'autosufficienza.

Intervenire prima che si manifestino le complicanze

Gli specialisti riuniti a Roma hanno evidenziato come la gestione delle forme acute non sia più sufficiente. La vera sfida è anticipare la malattia e identificare i segnali di rischio quando il paziente è ancora in una fase iniziale.

Le principali criticità riguardano in particolare la cardiopatia ischemica e l'insufficienza cardiaca, patologie che incidono fortemente sulla qualità della vita degli anziani e rappresentano una quota rilevante dei ricoveri ospedalieri. Secondo gli esperti, intervenire precocemente con controlli mirati, una corretta gestione dei fattori di rischio e percorsi assistenziali integrati potrebbe contribuire a ridurre eventi avversi e ospedalizzazioni evitabili.

Percorsi di cura più personalizzati per i pazienti fragili

L'invecchiamento della popolazione richiede inoltre modelli assistenziali sempre più personalizzati. Durante il congresso è stato sottolineato come molte procedure cardiologiche oggi vengano eseguite su pazienti molto anziani, rendendo indispensabile una valutazione multidimensionale che tenga conto non solo degli aspetti clinici ma anche di quelli funzionali e sociali.

«Bisogna interagire per individuare i percorsi sia pre intervento, per valutare la giusta indicazione per il giusto paziente, sia post intervento», ha spiegato ancora il professor Vetta, richiamando l'attenzione sulla necessità di prevenire complicanze potenzialmente gravi, incluse le infezioni nei soggetti più fragili.

Un tema centrale per il futuro del Servizio sanitario

Dal confronto tra geriatri e cardiologi emerge dunque una richiesta chiara: rafforzare le strategie di prevenzione cardiovascolare, promuovere la diagnosi precoce e sviluppare percorsi integrati dedicati alla popolazione anziana.

In un Paese che continua a invecchiare, la lotta alle malattie cardiovascolari non riguarda soltanto la riduzione della mortalità, ma anche la tutela dell'autonomia, della qualità della vita e della sostenibilità del sistema sanitario. Un obiettivo che, secondo gli esperti della SIGOT, richiede un approccio più proattivo e una maggiore attenzione alla salute del cuore lungo tutto il percorso dell'invecchiamento.

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