
Sono state già impiegate con successo nel trattamento di alcuni tumori ematologici e adesso le cellule CAR-T stanno emergendo come una possibile svolta anche nella cura delle più gravi malattie reumatologiche autoimmuni. L’obiettivo non è solo controllare i sintomi o rallentare la progressione della patologia, ma intervenire alla radice del problema, resettando il sistema immunitario e consentendo il recupero di un equilibrio immunologico sano. Il tema sarà tra i protagonisti del congresso della Società italiana di reumatologia (SIR) Campania 2026, in programma l'11 e 12 settembre a Napoli.
Quando il sistema immunitario attacca l’organismo
Le malattie autoimmuni si sviluppano quando il sistema immunitario perde la capacità di distinguere tra agenti esterni e tessuti dell'organismo, finendo per attaccare questi ultimi. Tra le principali patologie reumatologiche autoimmuni figurano artrite reumatoide, lupus eritematoso sistemico, sclerosi sistemica e alcune forme di vasculite. In Italia queste malattie interessano circa cinque milioni di persone e, nei casi più gravi, possono compromettere non solo le articolazioni ma anche organi vitali come cuore, polmoni e reni. Nonostante gli importanti progressi terapeutici ottenuti grazie ai farmaci convenzionali, ai biologici e alle più recenti small molecules, una quota significativa di pazienti continua a non ottenere un controllo adeguato della malattia. Nell'artrite reumatoide grave, ad esempio, circa un paziente su tre risulta refrattario alle terapie disponibili.
Come funzionano le cellule CAR-T nelle malattie reumatiche
«Una terapia già usata con successo contro alcuni tumori del sangue sta aprendo una strada innovativa per curare le malattie reumatologiche autoimmuni più gravi, che non rispondono alle terapie attuali», spiega Enrico Tirri, direttore dell'Unità Operativa di Reumatologia dell'Ospedale del Mare di Napoli, delegato regionale per la Campania della Società italiana di reumatologia e consigliere nazionale della Fondazione italiana ricerca in reumatologia (FIRA). Secondo lo specialista, il bersaglio della terapia sono i linfociti B, cellule immunitarie coinvolte nei meccanismi che alimentano l'autoimmunità. «Eliminandole, si dà la possibilità al sistema immunitario di resettarsi e invece di arginare o bloccare gli effetti della malattia autoimmune si permette la ricostituzione di un equilibrio immunologico sano», sottolinea Tirri. Più nel dettaglio, la procedura prevede il prelievo delle cellule immunitarie del paziente, che vengono modificate in laboratorio per riconoscere specifici bersagli. Successivamente «le cellule vengono reinfuse nel paziente per andare a colpire e distruggere le cellule del sistema immunitario che attaccano il corpo erroneamente – spiega l’esperto – Una volta distrutte queste ultime, il sistema immunitario è completamente libero dalle cellule responsabili dell'aggressione favorendo la remissione della patologia».
L'esperienza italiana e i risultati ottenuti finora
Sono molti e importanti i passi avanti in questo campo nel nostro Paese. Il 24 dicembre 2025 una paziente adulta affetta da una grave forma di sclerosi sistemica è stata trattata per la prima volta nel nostro Paese con una terapia CAR-T nell'ambito dello studio Catarsis, promosso dalla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e dall'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma con il sostegno del Ministero della Salute. Gli stessi centri avevano già trattato cinque bambini affetti da lupus eritematoso sistemico grave e dermatomiosite, tutti attualmente in remissione e senza necessità di farmaci immunosoppressori. A livello internazionale, i pazienti reumatologici trattati con CAR-T sono circa cinquanta e la maggior parte delle esperienze proviene dalla Germania, grazie al lavoro del gruppo guidato dal professor Georg Schett dell'Università di Erlangen-Norimberga. I risultati di questi studi sono stati pubblicati su riviste di primo piano come The Lancet, Nature Medicine e New England Journal of Medicine.
La nuova prospettiva
La ricerca sta esplorando un approccio ancora più sofisticato: le CAR-Treg, cellule progettate non per eliminare le componenti aberranti del sistema immunitario ma per "rieducarle" e ripristinare la tolleranza immunologica. I dati preliminari del trial COMPARE, condotto su sei pazienti con artrite reumatoide grave, mostrano risultati promettenti: il 67% dei partecipanti ha ridotto di almeno la metà il numero di articolazioni infiammate, mentre l'83% ha registrato un miglioramento clinico già nelle prime settimane. Dopo 12 mesi di follow-up, tre pazienti hanno raggiunto la remissione completa senza assumere farmaci.
Una speranza concreta, ma servono ulteriori conferme
Nonostante l'entusiasmo suscitato dai primi risultati, gli esperti invitano a mantenere un approccio prudente. «I risultati dovranno essere confermati su un numero più ampio di pazienti e in un periodo di osservazione più lungo, conclude Tirri –. Noi specialisti invitiamo alla prudenza anche perché il tempo di osservazione è breve, i costi sono elevati e la terapia richiede ospedali altamente specializzati. Ma per i pazienti più gravi, che oggi non hanno alternative terapeutiche efficaci, rappresenta una speranza concreta, aprendo nuove frontiere nella cura delle malattie reumatologiche autoimmuni gravi».



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