
La relazione tra ipertensione e deterioramento cognitivo è nota da tempo, ma le prove sull'efficacia di strategie intensive di controllo pressorio nella prevenzione della demenza restano limitate. Nuovi dati presentati al congresso europeo della Società italiana di cardiologia (ESC) 2026 aggiungono elementi a favore di un approccio più aggressivo alla gestione della pressione arteriosa, suggerendo benefici che potrebbero estendersi oltre la prevenzione cardiovascolare.
Prevenire la demenza diventa una priorità
Secondo le stime richiamate dagli autori, il numero di persone con demenza potrebbe passare da 57 milioni nel 2019 a 153 milioni nel 2050. In questo scenario, individuare interventi preventivi efficaci rappresenta una priorità di sanità pubblica. L’ipertensione è da anni considerata uno dei fattori di rischio modificabili più importanti, ma finora erano limitate le prove a lungo termine sulla capacità della sua correzione di ridurre concretamente il rischio di demenza nella popolazione generale.
Lo studio
L'analisi arriva dal China Rural Hypertension Control Program (CRHCP), uno studio che ha coinvolto 326 villaggi rurali cinesi. Sono stati arruolati quasi 34 mila adulti con ipertensione o elevato rischio cardiovascolare, assegnati a una gestione intensiva della pressione arteriosa oppure alle cure abituali. Nel gruppo di intervento, operatori sanitari formati hanno seguito protocolli standardizzati per l'avvio e l'aggiustamento della terapia antipertensiva con l'obiettivo di raggiungere valori inferiori a 130/80 mmHg, sotto la supervisione dei medici di medicina primaria.
Meno casi di demenza dopo sette anni
Il programma aveva già dimostrato in precedenza di ridurre eventi cardiovascolari e mortalità. L'analisi presentata al congresso aggiunge un nuovo elemento: dopo sette anni di osservazione, il controllo intensivo della pressione è stato associato a una riduzione significativa del 15% del rischio di demenza rispetto alle cure abituali. Secondo gli autori, il risultato suggerisce che le strategie di controllo pressorio possano rappresentare uno strumento concreto anche nella prevenzione del deterioramento cognitivo.
Il dato rafforza una visione sempre più integrata della prevenzione cardiovascolare, nella quale il controllo dell’ipertensione non serve soltanto a ridurre il rischio di infarto, ictus e insufficienza cardiaca, ma può contribuire anche alla tutela della salute del cervello durante l'invecchiamento. Gli autori sottolineano inoltre che il modello sperimentato nello studio, basato sul coinvolgimento di operatori sanitari non medici adeguatamente formati, potrebbe essere replicabile su larga scala.




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