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Clima estremo, in Europa 250 milioni di persone a rischio: la mappa dei 10 pericoli in crescita

Ondate di calore, alluvioni e siccità guidano la classifica stilata dall'EEA, con l'Italia tra le nazioni più colpite del continente. Gli esperti: «Serve un sistema di allerta in grado di raggiungere in pochi secondi cittadini e territorio»
Salute

I numeri della crisi climatica in Europa

Il quadro complessivo, che emerge da un report del World Bank Group, è su scala globale ancora più ampio: i cambiamenti climatici mettono a rischio la vita di 4,5 miliardi di persone nel mondo, 1,5 miliardi delle quali in situazioni di alta vulnerabilità. Le conseguenze non riguardano solo la salute pubblica, ma anche le infrastrutture, l'occupazione e i progressi in termini di sviluppo economico raggiunti negli ultimi decenni.

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Uno scenario destinato a peggiorare, secondo lo studio del Joint Research Centre (JRC) della Commissione europea pubblicato sulla rivista The Lancet Planetary Health: entro il 2100 circa 351 milioni di persone, quasi due terzi della popolazione europea, potrebbero trovarsi esposte ogni anno a eventi meteorologici estremi.

Ondate di calore, alluvioni e siccità

A tracciare la mappa aggiornata dei rischi è il recente rapporto della European Environment Agency (EEA), che fotografa un aumento strutturale delle calamità climatiche nel continente. In testa alla classifica ci sono le ondate di calore, in crescita significativa in 29 paesi europei, seguite dalle alluvioni (28 paesi) e dalla siccità (27 paesi). Completano la top ten le piogge torrenziali (26 paesi), gli incendi (25 paesi), la scarsità idrica (25 paesi), le frane (14 paesi), le tempeste (13 paesi), i cicloni (6 paesi) e le valanghe (3 paesi).

Un dato che lo studio pubblicato sulla rivista scientifica npj Climate and Atmospheric Science aiuta a comprendere meglio riguarda anche la combinazione di più fenomeni: i periodi di siccità estiva che si concludono con piogge torrenziali sono destinati ad aumentare di circa il 35%, sia nelle proiezioni di metà sia di fine secolo, in uno scenario di emissioni intermedie. Quando le precipitazioni finali sono ancora più estreme, l'incremento sale addirittura al 97%, un tasso di crescita superiore rispetto ai singoli fenomeni di siccità e alluvione presi separatamente. Sul fronte degli incendi boschivi, le previsioni della World Meteorological Organization indicano un aumento del 14% entro il 2030, del 30% entro il 2050 e del 50% entro la fine del secolo.

L’Italia tra i paesi più colpiti

Nel contesto europeo, l'Italia occupa una posizione critica. Secondo i dati EEA, dal 1980 a oggi la Penisola ha registrato oltre 135 miliardi di euro di danni e più di 38.000 vittime legate agli eventi climatici estremi, risultando la seconda nazione più colpita del continente. A livello europeo, le perdite economiche complessive nel periodo 1980-2024 ammontano a 822 miliardi di euro, con 441 mila vittime.

Per Massimiliano Palma, CEO di Regola, azienda italiana specializzata in tecnologia per le sale operative, il cambio di paradigma nella gestione dell'emergenza è ormai inevitabile: «Gli eventi estremi non sono più emergenze temporanee, ma una costante multirischio che dobbiamo imparare a fronteggiare: la velocità dell'allerta grazie a sistemi all'avanguardia può fare la differenza nella protezione delle persone».

Il clima cambia anche le scelte dei turisti

I rischi climatici non incidono solo sulla vita quotidiana dei residenti, ma anche sui flussi turistici. Un'indagine dell'European Travel Commission evidenzia come sicurezza, clima e costi stiano ridisegnando le scelte di viaggio nel 2026: se il desiderio di viaggiare tocca un traguardo record dell'82% per la stagione estiva, le tensioni geopolitiche e le condizioni meteorologiche estreme pesano sempre di più sulle decisioni finali. La sicurezza è ormai il criterio principale nella scelta della destinazione, indicato dal 22% dei viaggiatori, seguito da un clima piacevole e stabile (15%) e da offerte vantaggiose (14%).

Sistemi di allerta rapida: la sfida della prevenzione

Il punto, secondo Palma, non è più soltanto rispondere alla singola emergenza quando si manifesta, ma anticipare scenari in cui più rischi si sovrappongono: «Non si tratta solo di gestire l'emergenza singola quando si manifesta, ma di anticipare scenari multirischio attraverso sistemi che permettano di raggiungere rapidamente e contemporaneamente chi è esposto e chi interviene sul territorio. In situazioni dove i minuti equivalgono a vite salvate, la possibilità di inviare comunicazioni massive in tempi estremamente ridotti e di sincronizzare i flussi informativi tra centrali operative, servizi sanitari e protezione civile rappresenta l'unico vero argine al disastro».

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