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Dolore cronico, gli esperti chiedono il riconoscimento del terapista del dolore: “Serve distinguere questa disciplina dalle cure palliative”

Salute Annalucia Migliozzi | 18/06/2026 13:22

In Italia oltre 10 milioni di persone convivono con dolore cronico. Gli Stati Generali del Dolore Cronico sollecitano percorsi dedicati, reti assistenziali più forti e una piena applicazione della Legge 38.

Il dolore cronico riguarda milioni di italiani, ma continua a essere poco riconosciuto e spesso confuso con le cure palliative. È questo il tema al centro dell’appello lanciato dagli Stati Generali del Dolore Cronico in vista dell’incontro “La vita delle persone con dolore cronico. Costruire risposte, avviare percorsi, garantire cura ed assistenza”, in programma il 23 giugno al Senato della Repubblica.

Secondo le stime, oltre 10 milioni di persone in Italia convivono con una condizione dolorosa persistente che incide profondamente sulla qualità della vita, limitando autonomia, relazioni sociali e attività lavorativa, con ricadute significative anche sul sistema sanitario e sull’economia del Paese.

Al centro della riflessione vi è la necessità di distinguere chiaramente la terapia del dolore dalle cure palliative, due percorsi assistenziali che, pur essendo complementari, rispondono a bisogni differenti. La terapia del dolore è rivolta alle persone che convivono con dolore cronico non associato alle fasi terminali di malattia e punta a ridurre il dolore, recuperare funzionalità e migliorare la qualità della vita. Le cure palliative, invece, si concentrano prevalentemente sulla gestione dei sintomi nelle fasi avanzate o terminali delle patologie.

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Secondo gli esperti, la persistente sovrapposizione tra questi due ambiti rischia di generare confusione tra cittadini, professionisti sanitari e decisori pubblici, ostacolando l’accesso a percorsi terapeutici adeguati.

Per questo motivo viene ribadita l’importanza del terapista del dolore come figura specialistica di riferimento per la diagnosi e il trattamento del dolore cronico considerato come patologia autonoma. Un professionista chiamato a coordinare percorsi multidisciplinari e a garantire una presa in carico continuativa del paziente.

Nonostante la Legge 38 del 2010 abbia riconosciuto il diritto all’accesso alle cure per il dolore, la sua applicazione continua a presentare criticità. Tra le principali vengono segnalate la disomogeneità delle reti territoriali tra le diverse regioni, la carenza di dati aggiornati, la limitata diffusione di percorsi strutturati e una scarsa valorizzazione della disciplina all’interno della programmazione sanitaria.

Gli Stati Generali del Dolore Cronico evidenziano inoltre come una presa in carico precoce e specialistica possa contribuire a ridurre ricoveri, prestazioni inappropriate e costi per il Servizio sanitario nazionale, migliorando allo stesso tempo gli esiti clinici e la qualità della vita delle persone assistite.

Tra le richieste avanzate figurano il pieno riconoscimento della figura del terapista del dolore, il rafforzamento delle reti regionali dedicate, l’attuazione uniforme della Legge 38 su tutto il territorio nazionale, il potenziamento della formazione specialistica e la definizione di percorsi di cura omogenei.

L’incontro previsto al Senato rappresenterà un momento di confronto tra istituzioni, professionisti sanitari, associazioni dei pazienti e stakeholder del sistema salute per individuare possibili interventi in grado di rafforzare l’assistenza alle persone che convivono con dolore cronico, riconosciuta oggi come una delle principali sfide di salute pubblica del Paese.

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