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Cardiologia sotto pressione nelle crisi: un nuovo modello per proteggere diagnosi, interventi e continuità assistenziale

Salute Raffaella Granata | 17/06/2026 11:33

Dalla carenza di personale alle difficoltà di collegamento tra ospedale e territorio, il progetto europeo RESIL-Card punta a rafforzare la capacità di risposta delle strutture sanitarie e a preservare l’accesso alle cure cardiovascolari anche nei con

Le emergenze sanitarie, ambientali o geopolitiche possono compromettere l’assistenza cardiovascolare. Un progetto europeo, sostenuto in Italia dal GISE, propone strumenti e modelli organizzativi per garantire continuità delle cure, equità di accesso e maggiore resilienza del sistema.

Pandemie, emergenze ambientali e tensioni geopolitiche rappresentano una sfida crescente per i sistemi sanitari, mettendo a rischio la continuità delle cure per i pazienti affetti da patologie cardiovascolari. Le criticità possono manifestarsi in molteplici forme: riduzione del personale disponibile, rallentamenti nei percorsi diagnostico-terapeutici, difficoltà di coordinamento tra ospedale e servizi territoriali e limitazioni nell’accesso alle tecnologie digitali necessarie per il monitoraggio dei pazienti più fragili.

Per rispondere a queste vulnerabilità è stato sviluppato RESIL-Card, progetto europeo nato nell’ambito del programma EU4Health e integrato nelle iniziative continentali dedicate alla prevenzione e alla gestione delle malattie cardiovascolari e del diabete. L’iniziativa vede il coinvolgimento della Società Italiana di Cardiologia Interventistica (GISE), impegnata a promuovere nel nostro Paese strumenti e strategie finalizzati a rendere più robusti i percorsi assistenziali.

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Uno degli elementi centrali del progetto è un sistema di autovalutazione che consente alle strutture sanitarie di analizzare il proprio livello di preparazione rispetto a possibili scenari di crisi. Attraverso una mappatura dettagliata delle risorse disponibili, dei flussi informativi e dei processi organizzativi, il tool permette di individuare in anticipo eventuali punti di fragilità, favorendo la definizione di interventi correttivi e programmi di miglioramento.

L’esperienza maturata durante la pandemia da Covid-19 ha evidenziato l’impatto che eventi di larga scala possono avere sull’attività cardiologica. Numerose evidenze scientifiche hanno documentato una significativa riduzione delle procedure interventistiche e degli accessi ospedalieri, con conseguenze rilevanti sugli esiti clinici. In assenza di adeguati meccanismi di preparazione, il rischio è quello di assistere a ritardi diagnostici, peggioramento delle condizioni dei pazienti e aumento della mortalità evitabile.

La strategia delineata da GISE si sviluppa lungo tre direttrici principali. La prima riguarda il rafforzamento delle competenze professionali e dei modelli organizzativi, attraverso percorsi formativi dedicati e la costituzione di team multidisciplinari orientati alla gestione delle emergenze. L’obiettivo è favorire una risposta coordinata e uniforme all’interno delle diverse realtà ospedaliere del Paese.

Il secondo pilastro punta sull’innovazione digitale e sull’integrazione tra assistenza ospedaliera e territoriale. In questo ambito, telemedicina e strumenti di sanità digitale vengono considerati leve fondamentali per garantire il monitoraggio dei pazienti e la continuità delle cure anche quando gli spostamenti o l’accesso alle strutture risultano limitati. Un approccio coerente con gli investimenti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), che attribuisce un ruolo strategico alla trasformazione digitale della sanità.

La terza area di intervento riguarda la sostenibilità e l’equità del sistema. L’obiettivo è promuovere un utilizzo più efficiente delle risorse disponibili, ridurre gli sprechi e assicurare standard assistenziali omogenei su tutto il territorio nazionale, comprese le aree periferiche e meno servite.

Nei prossimi mesi il lavoro condotto nell’ambito del progetto porterà alla definizione di documenti di indirizzo, programmi formativi e raccomandazioni operative dedicate alla preparedness cardiovascolare. L’intento è favorire l’integrazione stabile del concetto di resilienza nelle politiche sanitarie nazionali e regionali, affinché la continuità assistenziale per i pazienti cardiovascolari possa essere garantita anche nelle situazioni di maggiore criticità.

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