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Case di Comunità, cresce il fronte dell'accordo: FIMMG apre al tavolo ACN, Anaao chiede il coinvolgimento degli ospedalieri

Sanità pubblica Redazione politico sanitaria | 16/06/2026 16:43

A due settimane dalla scadenza del PNRR, medici di famiglia e ospedalieri convergono sulla necessità di una soluzione condivisa.

A meno di due settimane dalla scadenza del 30 giugno fissata dal PNRR per l'avvio delle Case di Comunità, il confronto sulla riorganizzazione della medicina territoriale sembra entrare in una fase più operativa. Pur mantenendo posizioni differenti sui rispettivi ruoli, i principali soggetti coinvolti convergono sulla necessità di arrivare a una soluzione negoziata che consenta alle nuove strutture di diventare operative.

Nelle ultime ore sono arrivati segnali in questa direzione sia dalla Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) sia dall'Anaao Assomed, il principale sindacato della dirigenza medica ospedaliera.

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Fimmg: "La strada è l'Accordo Collettivo Nazionale"

La Federazione italiana dei medici di medicina generale ha ribadito la propria disponibilità a contribuire all'operatività delle Case di Comunità, indicando però nell'Accordo Collettivo Nazionale la sede nella quale definire il contributo della categoria. "Chiudere la partita delle Case della Comunità entro il 30 giugno è possibile, e va fatto attraverso l'Accordo Collettivo Nazionale, sede propria e competente per definire l'apporto della medicina generale alle nuove strutture territoriali", afferma la Fimmg in una nota.

Secondo il sindacato, la valorizzazione del medico di famiglia non può essere costruita attraverso interventi normativi unilaterali ma deve passare dagli strumenti di contrattazione previsti dall'attuale assetto convenzionale. Per questo la Federazione propone la "convocazione immediata del tavolo Acn, con un'agenda dedicata alle Case della Comunità e un calendario serrato che porti alla firma entro il 30 giugno". La posizione si colloca in continuità con quanto emerso negli ultimi giorni dal confronto tra Governo, Regioni e rappresentanze professionali, nel quale la ricerca di un'intesa negoziale sembra prevalere, almeno per il momento, rispetto all'ipotesi di interventi normativi più incisivi.

Anaao: "Disponibili a collaborare, ma non come tappabuchi"

Sul tema è intervenuta anche Anaao Assomed, che ha commentato l'apertura del ministro della Salute Orazio Schillaci alla possibilità di consentire agli specialisti ospedalieri di operare nelle Case di Comunità su base volontaria e al di fuori dell'orario di lavoro. "Disponibili al dialogo e a lavorare negli ospedali e nelle Case di Comunità, ma con un ruolo e non come tappabuchi", ha dichiarato il segretario nazionale Pierino Di Silverio.

Secondo Anaao, alcuni professionisti ospedalieri potrebbero contribuire in modo significativo all'attività delle nuove strutture territoriali, in particolare negli Ospedali di Comunità e nei contesti a minore intensità assistenziale. "Pensiamo che determinati colleghi, specie dopo una certa età, possano lavorare nelle Case e ancor più negli Ospedali di Comunità, che sono caratterizzati da bassa intensità di cura. L'importante è che non siamo considerati l'ultima spiaggia", ha spiegato Di Silverio.

Il sindacato ha però ribadito la contrarietà a soluzioni che prevedano trasferimenti o impieghi forzati del personale ospedaliero nelle nuove strutture territoriali.

Verso un confronto allargato

Anaao chiede inoltre che il confronto coinvolga contemporaneamente tutte le professioni interessate dalla riforma della medicina territoriale. "Riteniamo auspicabile che il ministro convochi contestualmente le tre professionalità coinvolte: i medici ospedalieri, gli specialisti ambulatoriali e i medici di medicina generale. Il confronto di tutte le parti è l'unica strada per giungere a una soluzione".

La richiesta riflette la crescente consapevolezza che il funzionamento delle Case di Comunità non dipenderà soltanto dal ruolo dei medici di famiglia, ma dalla capacità di integrare competenze professionali diverse all'interno di un modello organizzativo condiviso.

La scadenza del 30 giugno resta il punto di riferimento

Le dichiarazioni delle organizzazioni professionali arrivano mentre il Ministero della Salute continua a lavorare per rispettare la scadenza del 30 giugno prevista dal PNRR. Negli ultimi giorni il ministro Schillaci e il sottosegretario Marcello Gemmato hanno più volte ribadito la fiducia nella possibilità di raggiungere un accordo con la medicina generale e con gli altri professionisti coinvolti.

Pur restando aperte questioni organizzative e contrattuali, il confronto sembra essersi progressivamente spostato dal tema dello scontro tra modelli professionali a quello della definizione concreta dei ruoli e delle modalità di partecipazione alle nuove strutture territoriali. La sfida delle prossime settimane sarà tradurre questa disponibilità in un accordo capace di garantire l'effettiva operatività delle Case di Comunità e di chiarire il contributo delle diverse figure professionali chiamate a operare nella sanità territoriale.

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