
Pubblicato l'accordo Stato-Regioni per il nuovo Piano pandemico 2025-2029. Risorse dedicate, monitoraggio centralizzato e cronoprogrammi regionali per la preparazione alle future emergenze.
Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell'accordo siglato il 30 aprile scorso in Conferenza Stato-Regioni, entra ufficialmente nella fase attuativa il nuovo Piano strategico operativo di preparazione e risposta a una pandemia da patogeni a trasmissione respiratoria a maggiore potenziale pandemico per il periodo 2025-2029. Il provvedimento, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 136 del 15 giugno 2026, definisce non soltanto gli obiettivi generali della preparedness pandemica italiana, ma soprattutto il sistema di governance, finanziamento e monitoraggio che dovrà guidarne l'attuazione nei prossimi anni.
L'intesa arriva a poco più di un anno dalla conclusione del precedente Piano pandemico e si colloca in una fase nella quale la preparazione alle emergenze sanitarie continua a rappresentare una priorità per le istituzioni nazionali e internazionali.
Oltre 500 milioni per rafforzare la preparazione del sistema
Le risorse previste ammontano complessivamente a 500 milioni di euro nel triennio iniziale di attuazione. Lo stanziamento prevede 50 milioni di euro per il 2025, 150 milioni per il 2026 e 300 milioni per il 2027, cui si aggiungono ulteriori 300 milioni annui a decorrere dallo stesso anno.
Le somme saranno distribuite alle Regioni sulla base della popolazione residente al 1° gennaio 2024 e dovranno essere utilizzate esclusivamente per le attività previste dal Piano. L'accordo introduce inoltre obblighi di rendicontazione e monitoraggio che collegano direttamente l'erogazione delle risorse al rispetto degli impegni assunti dai singoli territori.
Cronoprogrammi regionali e controlli periodici
Uno degli elementi più rilevanti del nuovo impianto riguarda il passaggio da una programmazione prevalentemente strategica a un sistema di attuazione scandito da obiettivi verificabili. Entro novanta giorni dalla stipula dell'accordo, ogni Regione dovrà trasmettere al Ministero della Salute la delibera di recepimento del Piano contenente il cronoprogramma delle azioni considerate prioritarie.
Entro nove mesi dovrà essere presentata una seconda delibera integrativa con la pianificazione delle ulteriori attività previste. Le amministrazioni regionali saranno inoltre chiamate a presentare relazioni annuali sullo stato di avanzamento dei lavori, sulle attività realizzate e sull'utilizzo delle risorse assegnate. Si tratta di un'impostazione che richiama, almeno in parte, i meccanismi di monitoraggio e verifica già utilizzati nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Nasce il Comitato di coordinamento
A vigilare sull'attuazione del Piano sarà un Comitato di coordinamento composto da rappresentanti del Ministero della Salute e delle Regioni. L'organismo avrà il compito di verificare la coerenza dei programmi regionali e delle relazioni annuali rispetto agli obiettivi del Piano, esprimendo valutazioni tecniche che potranno incidere direttamente sull'erogazione delle risorse.
Il Comitato rappresenta uno degli strumenti attraverso i quali il Ministero punta a garantire una maggiore uniformità nella preparazione alle emergenze sanitarie sul territorio nazionale.
Le lezioni apprese dalla pandemia
Tra gli aspetti più significativi del nuovo Piano vi è anche la previsione di documenti attuativi destinati a definire in anticipo le modalità di risposta del sistema sanitario a eventuali future emergenze. Entro un anno il Ministero della Salute dovrà infatti predisporre un documento dedicato alla rimodulazione delle attività sanitarie durante una fase pandemica, individuando criteri di priorità e modalità di erogazione delle prestazioni.
Nello stesso arco temporale dovranno essere elaborati anche gli scenari di impatto e i criteri per l'adozione degli interventi non farmacologici. L'obiettivo è quello di arrivare alla prossima possibile emergenza con procedure già definite, evitando di dover costruire strumenti organizzativi e decisionali durante la fase critica dell'evento epidemico.
Il rapporto con le autonomie speciali
L'accordo prevede una disciplina particolare per le Regioni a statuto speciale e per le Province autonome di Trento e Bolzano, che non parteciperanno alla ripartizione delle risorse nazionali.
Questi territori dovranno infatti finanziare l'attuazione del Piano attraverso risorse proprie, mantenendo comunque gli obblighi di monitoraggio e di trasmissione delle informazioni al Ministero della Salute. La Sicilia applicherà invece il regime di compartecipazione previsto dalla normativa vigente.
Una preparedness strutturale e permanente
Il nuovo Piano pandemico segna un cambio di prospettiva rispetto al passato. L'obiettivo non è soltanto predisporre una risposta a una futura emergenza, ma costruire una capacità permanente di preparazione, monitoraggio e coordinamento. Finanziamenti dedicati, cronoprogrammi regionali, verifiche periodiche e strumenti di coordinamento nazionale delineano un modello che punta a trasformare la preparedness pandemica da attività straordinaria a componente strutturale della programmazione sanitaria.
Una scelta che riflette una delle principali lezioni lasciate dalla pandemia da Covid-19: la capacità di risposta a una crisi sanitaria non si costruisce durante l'emergenza, ma negli anni che la precedono.
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