
A due settimane dalla scadenza del 30 giugno fissata dal PNRR per l'avvio delle Case di Comunità, il Governo continua a puntare sulla ricerca di un'intesa con la medicina generale. Nelle ultime ore il ministro della Salute Orazio Schillaci, il sottosegretario Marcello Gemmato e il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità Rocco Bellantone hanno ribadito, con accenti diversi ma sostanzialmente convergenti, la necessità di completare il percorso di riorganizzazione della sanità territoriale.
Il messaggio che emerge è quello di una trattativa ancora aperta ma considerata avviata verso una soluzione condivisa, con l'obiettivo di garantire l'operatività delle nuove strutture senza rinunciare al coinvolgimento dei medici di medicina generale.
Schillaci: "Ho fiducia nei medici"
Intervenendo all'Healthcare & Pharma Talk di Roma, Schillaci ha ribadito il proprio ottimismo sulla possibilità di raggiungere un accordo. "Sono ottimista: credo che alla fine riusciremo a trovare una soluzione nell'interesse dei cittadini e non credo che i medici di medicina generale verranno meno a un impegno all'interno delle Case di Comunità".
Il ministro ha inoltre richiamato il ruolo professionale e sociale della categoria. "Io sono un medico e ho fiducia nel senso di responsabilità di tutti i medici che sono profondamente legati alla loro professione. Credo che nessun medico si sottrarrà alla volontà di collaborare per avere un Servizio sanitario nazionale più moderno". Schillaci ha confermato che nelle prossime settimane sono previsti incontri con le Regioni e con le rappresentanze della medicina generale per arrivare a una prima definizione del modello organizzativo.
"Dopodiché, una volta che le Case di Comunità saranno operative, ci sarà più tempo per poter pensare a dei cambiamenti anche più impattanti". Una frase che sembra suggerire la volontà di distinguere il raggiungimento degli obiettivi immediati del PNRR da eventuali riforme più profonde della medicina territoriale. Non a caso il ministro ha usato la parola "impattanti" più volte nel corso delle ultime settimane. Come a voler distinguere diverse fasi della riforma.
Gemmato: "L'accordo si sta finalizzando"
Sulla stessa linea si è collocato il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato. A margine del Summit nazionale sulle politiche per le malattie rare, Gemmato ha affermato che il confronto con i medici di medicina generale "è già avviato, è in corso da settimane e si sta finalizzando".
Il sottosegretario ha inoltre sottolineato che il Ministero sta lavorando per rispettare la scadenza prevista dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. "Le Regioni stanno attrezzando fisicamente le Case di Comunità, noi stiamo cercando di riempirle in accordo con i medici di medicina generale e senza mortificare le professioni". Pur confermando come la concertazione resti la strada preferita dal Governo, Gemmato ha mantenuto aperta la possibilità di ricorrere a strumenti normativi qualora non si arrivasse a una sintesi condivisa.
Bellantone: il tema è il modello, non soltanto la presenza dei medici
Tra gli interventi più significativi della giornata figura quello del presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Rocco Bellantone, che ha affrontato il tema da una prospettiva diversa rispetto a quella strettamente negoziale. "Nella situazione attuale penso che prima di fare l'appello, anche se in tempi stretti, bisogna dare ai colleghi un modello per cui poi non siano isolati e abbandonati in queste Case di Comunità".
Secondo Bellantone, la partecipazione dei professionisti dipenderà soprattutto dalla capacità del sistema di costruire percorsi realmente integrati. "Vedrete che se si sentono parte di un progetto, in pieno collegamento con gli ospedali e col territorio, con la loro coscienza e con la loro scienza andranno e lo faranno con grande abilità e coraggio".
Il presidente dell'ISS ha inoltre proposto una lettura più ampia delle criticità che caratterizzano oggi il sistema sanitario. "Agli inizi del nostro sistema sanitario nazionale il modello era completamente diverso rispetto adesso. Il re era il medico di famiglia. Adesso abbiamo una medicina ospedalocentrica, dove utilizziamo in maniera impropria e aggressiva gli ospedali".
Per Bellantone la sfida non riguarda soltanto l'apertura delle Case di Comunità, ma la ricostruzione di un rapporto più stretto tra medicina territoriale e assistenza ospedaliera. "Per me si aggiusta tutto se si ritrova passione e la passione si può ritrovare in un solo modo: creando delle strutture funzionali per cui ospedale, Case di Comunità, medico del territorio lavorino assieme sotto un unico coordinamento".
Verso la scadenza del 30 giugno
Le dichiarazioni dei diversi protagonisti confermano dunque una linea comune: rispettare gli impegni assunti con il PNRR, evitare uno scontro con la medicina generale e costruire una soluzione che consenta alle Case di Comunità di avviare concretamente la propria attività.
Resta da capire quale sarà il punto di equilibrio tra le esigenze organizzative del sistema, le richieste dei professionisti e gli obiettivi fissati a livello nazionale ed europeo. Per il momento, tuttavia, il messaggio che arriva dalle istituzioni è quello di una fiducia crescente nella possibilità di raggiungere un accordo prima della scadenza di fine mese.




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