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Case di Comunità, Gemmato: "Il decreto resta uno strumento se non si raggiunge un'intesa"

Sanità pubblica Redazione politico sanitaria | 16/06/2026 09:56

Il sottosegretario richiama la scadenza del 30 giugno per l'operatività delle Case di Comunità. Dopo l'appello di Schillaci ai medici, il Governo alza la pressione sul negoziato.

A pochi giorni dalla scadenza del 30 giugno indicata dal PNRR per la piena operatività delle Case di Comunità, il Governo ribadisce la volontà di raggiungere un accordo con la medicina generale ma, allo stesso tempo, lascia aperta la possibilità di un intervento normativo qualora il confronto non producesse risultati nei tempi previsti.

"Il decreto non è la strada che auspichiamo, ma resta uno strumento a disposizione qualora non si raggiungesse un'intesa idonea a conseguire nei tempi previsti gli obiettivi di interesse pubblico previsti dal Pnrr", ha dichiarato il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato a margine del primo Summit nazionale sulle politiche per le malattie rare.

Parole che arrivano dopo settimane di tensioni sulla riforma della medicina generale e dopo il sostanziale stop alle ipotesi di trasformazione del rapporto convenzionale dei medici di famiglia.

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Il Governo punta ancora sull'accordo

Gemmato ha tuttavia ribadito che la trattativa resta la strada privilegiata dall’esecutivo. "L'obiettivo del Governo è raggiungere un accordo in piena sintonia con la categoria e le sue rappresentanze che consenta di garantire la piena operatività delle Case della Comunità entro il 30 giugno, valorizzando il ruolo del medico di famiglia nell'ambito della riforma dell'assistenza territoriale. Confidiamo che il confronto in corso porti rapidamente a una soluzione condivisa", ha aggiunto.

Il richiamo alla piena sintonia con la categoria e alle rappresentanze professionali conferma come il Governo continui a considerare il negoziato la soluzione più praticabile. Allo stesso tempo, però, il riferimento esplicito al decreto segnala che l'esecutivo non intende affrontare il confronto da una posizione di subalternità e vuole mantenere margini di intervento qualora gli obiettivi del PNRR risultassero a rischio.

Dopo Schillaci, un nuovo passaggio nella strategia comunicativa

Le dichiarazioni del sottosegretario si inseriscono in una strategia politica che nelle ultime ore ha visto intervenire anche il ministro della Salute Orazio Schillaci. Dal forum "G19+2 Sanità, Regioni a confronto" di Genova, il ministro aveva rivendicato i risultati già raggiunti sul fronte della sanità territoriale, ricordando il superamento dei target previsti per l'assistenza domiciliare e per la telemedicina e richiamando la necessità di completare il percorso delle Case di Comunità.

"Nessuna categoria, tanto meno quella dei medici, può pensare di dare una risposta negativa quando parliamo di popolare le Case di Comunità e di offrire una medicina più forte ai cittadini e soprattutto ai più fragili", aveva affermato. Il messaggio di Schillaci era apparso orientato soprattutto a rilanciare il progetto della sanità territoriale e a richiamare tutti gli attori coinvolti a una responsabilità condivisa. Le parole di Gemmato aggiungono ora un elemento ulteriore: il fattore tempo.

La scadenza del PNRR e la ridefinizione della narrazione

Sul tavolo resta infatti il tema dell'attuazione degli interventi finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Negli ultimi mesi il dibattito si è concentrato prevalentemente sulla riforma della medicina generale e sul rapporto tra medici di famiglia e Case di Comunità. Con l'avvicinarsi delle scadenze europee, tuttavia, il Governo sembra impegnato anche in una ridefinizione della narrazione politica della vicenda.

Da un lato vengono rivendicati i risultati raggiunti direttamente dall'esecutivo e dalle Regioni sul fronte degli investimenti, dell'assistenza domiciliare, della telemedicina e delle infrastrutture. Dall'altro viene sottolineata la necessità che tutte le componenti del sistema contribuiscano a rendere operative le nuove strutture territoriali. In questo quadro, il riferimento al decreto appare meno come l'annuncio di un imminente intervento normativo e più come un segnale negoziale rivolto ai soggetti coinvolti nella trattativa.

Le Case di Comunità restano il tema aperto

La questione centrale resta infatti la stessa: garantire che le Case di Comunità previste dal PNRR siano pienamente operative e dotate delle professionalità necessarie per assicurare la presa in carico dei pazienti cronici e fragili. Proprio su questo terreno si gioca una delle partite più delicate della riforma dell'assistenza territoriale.

L'accordo con la medicina generale continua a rappresentare l'ipotesi più probabile e, al momento, la più sostenibile sul piano politico e organizzativo. Le parole di Gemmato mostrano però che il Governo non intende rinunciare agli obiettivi fissati dal PNRR e che, con l'avvicinarsi delle scadenze europee, la pressione per arrivare a una soluzione condivisa è destinata ad aumentare.

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