
Accordo tra Regione e sindacati per garantire la presenza dei MMG nelle Case di Comunità, mentre Governo e categoria cercano una soluzione sul futuro della medicina territoriale.
Mentre a livello nazionale prosegue il confronto sul futuro della medicina generale e sul ruolo dei medici di famiglia nelle Case di Comunità, il Veneto prova a indicare una possibile strada. La Regione ha infatti raggiunto un accordo con le rappresentanze sindacali dei medici di medicina generale per garantire la piena operatività delle nuove strutture territoriali previste dal PNRR. L'intesa è stata definita nel corso di un incontro tra il presidente della Regione, l'assessore alla Sanità, il direttore dell'Area Sanità e Sociale e le organizzazioni sindacali della medicina generale.
Al di là degli aspetti organizzativi, il valore dell'accordo supera i confini regionali. L'intesa arriva infatti in una fase particolarmente delicata del confronto nazionale, a pochi giorni dalla scadenza del 30 giugno richiamata dal Governo per garantire l'operatività delle Case di Comunità e dopo settimane di tensioni sul possibile superamento dell'attuale modello convenzionale dei medici di famiglia.
Come funzionerà il modello veneto
L'accordo prevede che i medici di medicina generale convenzionati e inseriti nelle Aggregazioni funzionali territoriali garantiscano la presenza nelle Case di Comunità dal lunedì al venerdì nella fascia oraria compresa tra le 8 e le 20, attraverso un sistema di turnazione. Per i medici operanti a regime orario viene invece confermato l'impiego nelle Case di Comunità per 38 ore settimanali, con una prevalente attività nelle ore notturne e nei fine settimana.
Entrambe le categorie potranno inoltre svolgere attività aggiuntive fino a un massimo di 6-10 ore settimanali, retribuite a 60 euro lordi all’ora. Secondo la Regione, il nuovo modello consentirà di ampliare l'accessibilità ai servizi territoriali e di rafforzare la presa in carico dei pazienti cronici e fragili.
Un accordo che pesa sul tavolo nazionale
L'aspetto più interessante dell'intesa riguarda però il suo significato politico e istituzionale. Negli ultimi mesi il confronto nazionale si è spesso concentrato sull'ipotesi che la piena operatività delle Case di Comunità richiedesse una modifica strutturale del rapporto di lavoro dei medici di medicina generale. Il Veneto sembra invece voler dimostrare che sia possibile raggiungere gli obiettivi del PNRR attraverso accordi territoriali e soluzioni organizzative costruite all'interno dell'attuale sistema convenzionale.
Non è un dettaglio secondario. Se il modello dovesse funzionare, fornirebbe infatti una risposta concreta a uno dei principali interrogativi emersi nel dibattito degli ultimi mesi: come garantire la presenza dei professionisti nelle nuove strutture senza aprire uno scontro frontale sullo status giuridico della medicina generale.
Verso modelli regionali differenti?
L'intesa veneta potrebbe inoltre rappresentare il primo esempio di una tendenza destinata a estendersi ad altre realtà territoriali. Gli obiettivi fissati dal PNRR restano nazionali ed europei, ma la loro realizzazione passa inevitabilmente attraverso l'organizzazione dei servizi sanitari regionali. Questo potrebbe favorire la nascita di modelli differenti, costruiti sulla base delle caratteristiche organizzative e professionali dei singoli territori.
In questo scenario, il confronto potrebbe progressivamente spostarsi dalla contrapposizione tra riforma nazionale e mantenimento dello status quo verso una pluralità di accordi regionali finalizzati a raggiungere gli stessi obiettivi con strumenti diversi.
La pressione del PNRR resta sullo sfondo
L'accordo arriva inoltre mentre il Governo continua a sollecitare una soluzione condivisa. Nelle scorse ore il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha ribadito che l'intesa con la categoria resta l'obiettivo prioritario dell'esecutivo, pur ricordando che il decreto resta "uno strumento a disposizione" qualora non si raggiungesse un accordo compatibile con gli obiettivi del PNRR.
Parallelamente il ministro Orazio Schillaci ha rivendicato i risultati già raggiunti sul fronte dell'assistenza domiciliare e della telemedicina, richiamando la necessità di completare il percorso delle Case di Comunità. In questo contesto, l'intesa raggiunta in Veneto assume un valore che va oltre il confine regionale. Più che una semplice soluzione organizzativa locale, rappresenta un possibile laboratorio per verificare se gli obiettivi della riforma territoriale possano essere raggiunti attraverso accordi negoziali costruiti sul territorio, evitando una nuova stagione di contrapposizione tra Governo e medicina generale.
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