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Digitale e benessere mentale, due italiani su tre riconoscono un rapporto problematico con la tecnologia

Smartphone in camera da letto, schermi accesi fino a tarda sera e poco ricorso a un aiuto professionale: la fotografia di Eurispes mostra un uso sempre più pervasivo del digitale nella vita quotidiana degli italiani.
Salute

Controllare le notifiche prima di addormentarsi, scorrere i social appena svegli, tenere lo smartphone sul comodino durante la notte. Gesti automatici che fanno ormai parte della routine di milioni di italiani e che raccontano quanto il digitale sia diventato onnipresente nella vita quotidiana. Secondo una nuova indagine di Eurispes, quasi due persone su tre riconoscono di avere un rapporto in qualche misura problematico con la tecnologia, pur senza considerarlo spesso un motivo sufficiente per chiedere aiuto.

I giovani sono i più critici verso le proprie abitudini online

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Lo studio mostra che la percezione di un rapporto problematico con il digitale riguarda il 65,8% degli italiani. Il fenomeno è particolarmente evidente tra i più giovani: i livelli di criticità raggiungono il 41,9% nella fascia tra i 18 e i 24 anni e il 30,2% tra i 25 e i 34 anni. Con l’aumentare dell’età, questa quota tende progressivamente a diminuire, fino al 28,3% tra gli over 64. Il dato suggerisce una crescente consapevolezza dell’impatto che la continua connessione può avere sulla qualità della vita, sulle relazioni sociali e sul benessere psicologico, soprattutto nelle generazioni cresciute nell’era degli smartphone.

Consapevolezza elevata, ma pochi chiedono aiuto

Uno degli aspetti più significativi emersi dall’indagine riguarda la distanza tra la percezione del problema e la ricerca di supporto professionale. Nonostante molti riconoscano una difficoltà nel rapporto con il digitale, l’accesso a percorsi di aiuto resta limitato. Tra coloro che giudicano problematico il proprio utilizzo delle tecnologie digitali, il 44,8% non ritiene di aver bisogno di un supporto specifico. Solo il 5% è attualmente in terapia, mentre il 15,2% riferisce di aver intrapreso un percorso terapeutico in passato. Un ulteriore 35% ha pensato di rivolgersi a un professionista senza però compiere il passo successivo.

Smartphone e sonno: un’abitudine difficile da interrompere

L’indagine evidenzia anche la diffusione di comportamenti che possono influire negativamente sulla qualità del riposo. L’81,4% degli intervistati utilizza dispositivi digitali nell’ora che precede il sonno almeno occasionalmente. Il fenomeno è particolarmente marcato tra i giovani tra i 18 e i 24 anni, tra i quali appena l’1,2% dichiara di non adottare mai questa abitudine. Anche la presenza dello smartphone durante la notte è ormai la norma: il 77,5% lo tiene in camera da letto. Tra questi, il 23,3% lo lascia acceso con notifiche attive, mentre il 37,5% utilizza modalità silenziosa o sonno; il 16,7% preferisce spegnerlo. Solo il 22,5% sceglie di lasciarlo in un’altra stanza.

Algoritmi e tempo online

Nonostante la crescente attenzione verso il tema della dipendenza digitale, la maggior parte degli italiani non ha una chiara percezione del tempo trascorso online. Secondo il rapporto, l’88,8% del campione non conosce con precisione il proprio tempo di connessione quotidiano. Inoltre, quasi un terzo degli intervistati, pari al 29,7%, ritiene che gli algoritmi influenzino in qualche misura opinioni, comportamenti o stati d’animo.

Digital detox e notifiche: le strategie più utilizzate

Le iniziative per limitare l’esposizione al digitale restano relativamente poco diffuse. Solo il 12,7% degli intervistati dichiara di aver adottato almeno una strategia di autoregolazione, mentre il 30,4% riconosce che dovrebbe farlo ma non ha ancora intrapreso alcuna azione. La maggioranza, pari al 56,9%, ritiene invece di non averne bisogno. Tra le misure più frequenti figurano la disattivazione delle notifiche e l’utilizzo di timer o limiti alle applicazioni, seguite dall’introduzione di momenti della giornata liberi dai dispositivi, come i pasti o il tempo trascorso con la famiglia. Meno diffuse risultano le esperienze di digital detox e la definizione di fasce orarie senza utilizzo dello smartphone.

Le limitazioni funzionano per chi le applica

Per coloro che hanno deciso di modificare le proprie abitudini digitali, i risultati appaiono incoraggianti. Il 36,3% afferma di aver raggiunto gli obiettivi prefissati, mentre il 44,4% riferisce di aver ottenuto benefici almeno parziali. Solo una minoranza continua ad applicare queste strategie senza percepirne l’efficacia o le ha abbandonate nel tempo.

Il quadro delineato dall’indagine suggerisce che il tema del rapporto tra salute mentale e tecnologie digitali è ormai entrato nella consapevolezza collettiva. Resta però aperta la sfida di trasformare questa consapevolezza in comportamenti concreti e, quando necessario, in percorsi di supporto capaci di prevenire le conseguenze di un utilizzo eccessivo o poco equilibrato degli strumenti digitali.

Salute
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