
La nuova disciplina introduce parametri più stringenti per i principali contaminanti atmosferici, con l’obiettivo di avvicinare progressivamente i limiti europei alle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Per il mondo medico, l’adeguamento normativo rappresenta soprattutto uno strumento di prevenzione delle patologie correlate all’esposizione agli inquinanti.
Un rischio ambientale con ricadute sulla salute
Secondo i dati richiamati dalle organizzazioni firmatarie, l’inquinamento atmosferico è il principale rischio ambientale per la salute in Europa ed è associato a oltre 300 mila decessi ogni anno. In Italia, le stime indicano circa 70 mila morti annuali riconducibili all’esposizione all’aria inquinata.
Le conseguenze non riguardano un singolo apparato. L’esposizione agli inquinanti è associata allo sviluppo o all’aggravamento di condizioni cardiovascolari e respiratorie, oltre a patologie metaboliche e oncologiche. Particolare attenzione viene posta alle fasce di popolazione più vulnerabili, tra cui bambini, anziani e persone con malattie croniche.
Progressi ancora insufficienti
I rilevamenti effettuati attraverso le centraline ARPA e APPA documentano un miglioramento della qualità dell’aria negli ultimi anni. La riduzione delle concentrazioni degli inquinanti, tuttavia, procede secondo le organizzazioni a un ritmo non sufficiente per consentire il rispetto dei nuovi parametri europei senza ulteriori interventi.
Un quadro monitorato anche attraverso il progetto “Cambiamo aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane”, promosso da ISDE Italia, Kyoto Club e Clean Cities Campaign. L’iniziativa confronta i livelli di PM10, PM2,5, biossido di azoto e ozono rilevati nelle principali città italiane con i limiti attualmente vigenti, i futuri valori europei e le indicazioni dell’OMS.
Pianura Padana e politiche dei trasporti
Nella lettera viene segnalata anche la necessità di evitare decisioni che possano rallentare il risanamento atmosferico. Tra gli elementi di preoccupazione figura la riduzione delle risorse destinate alle strategie per migliorare la qualità dell’aria nella Pianura Padana, una delle aree europee maggiormente esposte al problema.
Le organizzazioni richiamano inoltre la proposta italiana presentata il 17 marzo per modificare gli obiettivi europei sulle emissioni delle automobili e introdurre maggiore flessibilità nelle scadenze, ipotizzando uno slittamento di cinque anni fino al 2032.
Dalla normativa alla prevenzione sanitaria
Per le realtà scientifiche e professionali coinvolte, il recepimento della Direttiva 2024/2881 non dovrebbe essere considerato un semplice adempimento legislativo. La riduzione dell’esposizione agli inquinanti viene infatti ricondotta direttamente alla prevenzione delle malattie e della mortalità prematura.
La richiesta al Governo è quindi duplice: rispettare la scadenza europea dell’11 dicembre 2026 e accompagnare il recepimento con politiche e risorse adeguate per consentire al Paese di raggiungere i nuovi livelli di qualità dell’aria. Un approccio che le organizzazioni collegano anche alla tutela della salute prevista dall’articolo 32 della Costituzione.




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