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Inquinamento atmosferico, Isde: una priorità di sanità pubblica in ottica One Health

Il rapporto Isde Cambiamo Aria fotografa l’impatto sanitario dell’inquinamento atmosferico nelle città italiane. Un’emergenza di sanità pubblica in ottica One Health.
Salute

L’inquinamento atmosferico continua a rappresentare una delle principali minacce ambientali per la salute pubblica. A richiamare l’attenzione sul tema è il rapporto nazionale "Cambiamo Aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane", recentemente pubblicato da ISDE Italia, che analizza in modo sistematico la qualità dell’aria urbana nelle principali città del Paese.

Il documento si basa su dati ufficiali provenienti dalle reti regionali di monitoraggio e pubblicati da ISPRA e dalle Agenzie regionali per la protezione ambientale, offrendo una fotografia aggiornata e comparabile dell’esposizione della popolazione agli inquinanti atmosferici.

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L’impatto sanitario dell’inquinamento: i dati epidemiologici

"Le evidenze scientifiche già consolidate ci indicano con chiarezza che l’esposizione cronica agli inquinanti atmosferici, in particolare alle polveri sottili PM2,5 e PM10 e al biossido di azoto, è associata a un aumento di patologie respiratorie, cardiovascolari e neurologiche, oltre a una quota significativa di mortalità prematura", sottolinea Laura Reali, pediatra e rappresentante di Isde.

Secondo le stime delle principali agenzie sanitarie europee e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’inquinamento atmosferico è responsabile di circa 300 mila decessi l’anno in Europa e di oltre 50 mila in Italia, configurandosi come la principale minaccia ambientale per la salute pubblica.

I limiti normativi e il cambio di standard europei

Il rapporto evidenzia differenze rilevanti tra i contesti urbani analizzati, ma invita a una lettura prudente dei dati. "Il fatto che alcune città presentino valori medi inferiori rispetto ad altre non può essere considerato rassicurante", osserva Reali.

"I limiti oggi in vigore sono meno stringenti rispetto agli standard che entreranno in vigore dal 2030, in linea con le raccomandazioni dell’Oms. Essere ‘nei limiti’ oggi non equivale automaticamente a essere protetti dal punto di vista sanitario". Alla luce dei nuovi parametri europei, praticamente nessuna grande città italiana può dirsi al riparo dall’esposizione cronica agli inquinanti.

Bambini e adolescenti: una vulnerabilità specifica

Particolarmente rilevante è l’impatto dell’inquinamento in età pediatrica. "Un organismo in crescita è più vulnerabile agli effetti degli inquinanti: apparato respiratorio, sistema nervoso centrale e sistema immunitario sono ancora in via di sviluppo", spiega Reali.

L’esposizione precoce è associata non solo a un aumento di asma e infezioni respiratorie, ma anche a disturbi del neurosviluppo, difficoltà attentive e a esiti avversi già in epoca prenatale. "Proteggere l’aria respirata da bambini e adolescenti significa tutelare la salute futura dell’intera comunità".

Dalla diagnosi alle politiche: il nodo delle scelte strutturali

Il rapporto Cambiamo Aria richiama la necessità di interventi strutturali e immediati: riduzione del traffico motorizzato privato, potenziamento del trasporto pubblico, promozione della mobilità attiva, efficientamento energetico degli edifici e una pianificazione urbana orientata alla salute.

Misure che, sottolinea Isde, sono supportate da solide evidenze scientifiche e già adottate con successo in numerosi contesti europei, in grado di produrre benefici sanitari misurabili anche nel breve periodo.

Il ruolo dei medici e l’approccio One Health

"In un’ottica di One Health, il ruolo dei professionisti sanitari è cruciale", osserva Valentina Grimaldi, pediatra e componente di organismi ordinistici. "Siamo chiamati non solo a curare le conseguenze dell’inquinamento, ma anche a contribuire attivamente alla promozione di politiche di prevenzione basate sull’evidenza scientifica".

Un approccio che lega ambiente, salute umana e organizzazione dei sistemi sanitari, riportando l’inquinamento atmosferico dal piano emergenziale a quello strutturale delle politiche pubbliche.

Salute
Commenti
AF
Angela Fiore
Ne penso che dovremmo anche cominciare a pensare a cosa arrivi dal cielo. La geoingegneria e la modifica del clima non sono solo sciocchezze da complottisti. Chi si occupa di inquinamento inizi a guardare il cielo e a studiare a riguardo sia la legislazione che la sottende, sia gli inquinanti con cui veniamo irrorati.
Rispondi
28/01/2026 11:12

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