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Trapianti, nuove risorse per ridurre le liste d'attesa

Pubblicato il decreto del ministero della Salute che finanzia gli interventi sulle attese e l'acquisto di dispositivi per perfusione, conservazione e trasporto degli organi
Sanità pubblica

Nuove risorse per ridurre le liste d'attesa per i trapianti di organi e tessuti e sostenere l'acquisto delle tecnologie necessarie alla loro gestione. È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 28 agosto il decreto del ministero della Salute del 24 giugno 2026 che autorizza la spesa, a partire dal 2025, per interventi destinati alla rete trapiantologica.

Il provvedimento interviene su due fronti: da una parte la riduzione delle liste d'attesa, dall'altra l'acquisto di dispositivi medici per perfusione, conservazione, trasporto e gestione di organi e tessuti destinati al trapianto.

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Un intervento che riguarda un settore nel quale la distanza tra necessità dei pazienti e disponibilità degli organi continua a rappresentare un problema strutturale.

Oltre 8.500 pazienti aspettano un organo

Secondo gli ultimi dati disponibili del Sistema informativo trapianti, aggiornati al 30 agosto, sono 8.581 i pazienti presenti nelle liste d'attesa italiane.

La quota largamente maggiore riguarda il trapianto di rene, per il quale risultano in attesa 6.212 pazienti. Seguono il fegato con 1.144, il cuore con 819, il polmone con 241, il pancreas con 160 e l'intestino con 5 pazienti.

Il totale delle persone in attesa non corrisponde alla somma delle singole liste perché alcuni pazienti possono essere candidati a trapianti combinati.

Anche i tempi mostrano quanto il problema possa diventare rilevante per chi attende un organo. Tra i pazienti attualmente iscritti, la permanenza media in lista indicata dal Sistema informativo trapianti è di 3,1 anni per il rene e 3,3 anni per il cuore. Per il fegato è di 1,6 anni e per il polmone di 2,7.

La presenza di una lista d'attesa è in parte inevitabile in un sistema nel quale la domanda di organi supera la loro disponibilità. L'obiettivo diventa quindi intervenire sui diversi fattori che possono incidere sull'efficienza della rete.

Risorse anche per perfusione, conservazione e trasporto

È in questo contesto che si colloca il secondo capitolo previsto dal decreto: il finanziamento per l'acquisto dei dispositivi medici necessari alla perfusione, conservazione, trasporto e gestione degli organi e dei tessuti.

Si tratta di tecnologie che intervengono in una fase particolarmente delicata del percorso trapiantologico, quella compresa tra il prelievo e il trapianto, durante la quale devono essere garantite condizioni adeguate di conservazione e gestione dell'organo.

Il decreto mette quindi in relazione il problema delle attese con il rafforzamento degli strumenti a disposizione della rete, senza limitare l'intervento alla sola dimensione quantitativa delle donazioni.

La rete trapiantologica richiede infatti il coordinamento di numerosi passaggi: dalla segnalazione del potenziale donatore alla valutazione degli organi, dall'assegnazione al trasporto fino all'intervento nel centro individuato. Tempi, organizzazione e disponibilità delle tecnologie diventano quindi parte integrante della capacità del sistema di rispondere ai pazienti in attesa.

La riduzione delle liste resta una sfida strutturale

I numeri mostrano che la pressione sulle liste rimane significativa, soprattutto per alcuni organi. Nel caso del rene, da solo, si concentra la grande maggioranza dei pazienti in attesa, mentre per cuore e polmone la disponibilità degli organi resta necessariamente legata a condizioni particolarmente stringenti.

Il provvedimento pubblicato in Gazzetta interviene dunque su una questione che non può essere affrontata attraverso un'unica misura. Donazioni, organizzazione della rete, tecnologie e capacità dei centri devono concorrere alla riduzione dei tempi di attesa, all'interno di un sistema nel quale la disponibilità di organi rimane per definizione una risorsa limitata.

Per gli oltre 8.500 pazienti oggi presenti nelle liste italiane, la questione centrale resta trasformare quanto più possibile la disponibilità della rete trapiantologica in una possibilità concreta di accesso al trapianto. Le nuove risorse autorizzate dal decreto puntano a rafforzare proprio questa capacità del sistema.

Sanità pubblica
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