
Molto prima che compaiano tremore, rigidità e rallentamento dei movimenti, nel cervello potrebbero già essere in corso alterazioni profonde a livello delle connessioni tra i neuroni. È quanto emerge da una ricerca coordinata dall'Università di Padova, che ha individuato una nuova funzione della proteina Lrrk2, tra le più studiate nella ricerca sul Parkinson. I risultati aiutano a comprendere i meccanismi cellulari che si attivano nelle prime fasi della malattia e potrebbero contribuire all'identificazione di nuovi bersagli terapeutici.
Una proteina chiave nelle forme ereditarie del Parkinson
Lo studio "Lrrk2 regulates synaptic function through modulation of actin cytoskeletal dynamics" e pubblicato sulla rivista scientifica eLife, ha visto come prima autrice Giulia Tombesi ed è stato coordinato dalla professoressa Elisa Greggio, docente di Fisiologia presso il Dipartimento di Biologia dell'Università di Padova. Il lavoro rappresenta il risultato del progetto "LrrKing", sostenuto dall'ateneo nell'ambito del programma di finanziamento Stars.
La proteina Lrrk2 è considerata da tempo un elemento centrale nella ricerca sulla malattia di Parkinson. Le mutazioni del gene che la codifica rappresentano infatti una delle più frequenti cause ereditarie della patologia. Inoltre, un'alterazione della sua attività è stata osservata anche nelle forme cosiddette sporadiche, che si sviluppano in assenza di una familiarità genetica nota.
Il ruolo delle sinapsi nelle fasi più precoci della malattia
La ricerca ha dimostrato che Lrrk2 svolge un ruolo fondamentale nel mantenere l'integrità e il corretto funzionamento delle sinapsi, i punti di contatto attraverso i quali i neuroni comunicano e si scambiano informazioni. Secondo gli autori, è proprio a questo livello che potrebbero manifestarsi alcune delle alterazioni più precoci associate al Parkinson.
In particolare, il team ha individuato un legame diretto tra la proteina, la risposta al Bdnf (Brain-derived neurotrophic factor), essenziale per la sopravvivenza e la crescita delle cellule nervose, e la regolazione del citoscheletro di actina, una struttura interna che consente ai neuroni di modificare la propria forma e adattarsi agli stimoli ricevuti.
La plasticità neuronale sotto osservazione
L'actina rappresenta una sorta di impalcatura dinamica della cellula nervosa. Il suo corretto funzionamento è indispensabile per garantire la plasticità sinaptica, cioè la capacità delle connessioni neuronali di rafforzarsi, indebolirsi o modificarsi nel tempo in risposta agli stimoli. Secondo i ricercatori, la regolazione di questo processo da parte di Lrrk2 potrebbe essere determinante per preservare la funzionalità delle reti neuronali.
La scoperta contribuisce ad ampliare le conoscenze sui processi biologici che precedono la comparsa dei sintomi clinici della malattia di Parkinson. Comprendere come Lrrk2 influenzi il funzionamento delle sinapsi potrebbe infatti aiutare a individuare nuove strategie per intervenire nelle fasi iniziali della patologia, quando il danno neurologico è ancora limitato.




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