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Medicina rigenerativa, il tessuto adiposo microframmentato apre nuove prospettive tra artrosi e oncologia

Salute

Il tessuto adiposo microframmentato si conferma una delle frontiere più promettenti della medicina rigenerativa. A evidenziarlo sono i risultati presentati durante la sessione “Regenerative Medicine: Translating Science into Care” del Milan Longevity Summit 2026, dove ricercatori e clinici internazionali hanno discusso le più recenti applicazioni terapeutiche delle tecnologie cellulari avanzate.

Tra i protagonisti dell’incontro il professor Carlo Tremolada, direttore scientifico di Image Regenerative Clinic e ideatore della tecnologia Lipogems®, che ha illustrato le potenzialità cliniche dell’MFAT (Micro Fragmented Adipose Tissue) nel trattamento di artrosi e patologie muscoloscheletriche.

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Secondo quanto emerso dagli studi presentati, il tessuto adiposo microframmentato sarebbe in grado di modulare i processi infiammatori e sostenere i meccanismi di riparazione tissutale, offrendo un’opzione terapeutica meno invasiva rispetto agli approcci chirurgici tradizionali. Le applicazioni riguardano sia pazienti anziani con osteoartrosi sia sportivi ed ex atleti alle prese con danni articolari cronici o degenerativi.

Uno degli aspetti più innovativi riguarda il ruolo delle vescicole extracellulari derivate dall’MFAT. Queste strutture biologiche sembrano contribuire al mantenimento dell’equilibrio tra tessuto osseo e cartilagineo, contrastando il riassorbimento osseo e rallentando la progressione degenerativa tipica dell’artrosi.

La metodica, eseguita attraverso procedure mini-invasive, punta inoltre a favorire un recupero funzionale più rapido e il ritorno all’attività fisica, elementi considerati strategici nell’ambito della medicina della longevità e dell’invecchiamento attivo.

Accanto alle applicazioni ortopediche e riabilitative, il summit ha acceso i riflettori anche su un possibile impiego dell’MFAT in ambito oncologico. Tremolada ha infatti presentato dati preliminari relativi all’utilizzo del tessuto adiposo microframmentato come vettore biologico per il rilascio locale di farmaci antitumorali.

Sia l’MFAT fresco sia la versione devitalizzata (DMFAT) hanno mostrato, in modelli sperimentali in vitro, la capacità di assorbire e rilasciare paclitaxel, con effetti citotossici su diverse linee cellulari tumorali umane. L’obiettivo della ricerca è sviluppare scaffold biologici naturali in grado di trasportare molecole antineoplastiche direttamente nel microambiente tumorale, migliorando l’efficacia terapeutica e riducendo gli effetti sistemici.

Il Milan Longevity Summit, giunto alla terza edizione, ha riunito oltre 250 relatori internazionali per discutere le sfide legate alla longevità attraverso l’approccio One Health, che integra salute umana, ambiente ed economia. Tra gli ospiti intervenuti anche il premio Nobel Thomas Südhof e David Furman, direttore del Buck Institute for Research on Aging.

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