Canali Minisiti ECM

Mieloma multiplo, nuova rimborsabilità per daratumumab in prima linea: più pazienti candidabili a terapie personalizzate

Ematologia Annalucia Migliozzi | 25/05/2026 12:24

La combinazione sottocutanea con bortezomib, lenalidomide e desametasone entra tra le opzioni rimborsate per i pazienti con nuova diagnosi, eleggibili o meno al trapianto autologo. Dagli studi PERSEUS e CEPHEUS dati incoraggianti su sopravvivenza libera da progressione e malattia residua minima.

Arriva una nuova opportunità terapeutica per il trattamento del mieloma multiplo di nuova diagnosi. L’Agenzia italiana del farmaco ha infatti riconosciuto la rimborsabilità della combinazione a quattro farmaci basata su daratumumab sottocutaneo associato a bortezomib, lenalidomide e desametasone (D-VRd), destinata ai pazienti adulti indipendentemente dall’idoneità al trapianto autologo di cellule staminali.

L’estensione dell’indicazione si fonda sui risultati degli studi registrativi di fase 3 PERSEUS e CEPHEUS, che hanno evidenziato un vantaggio clinico significativo rispetto agli schemi standard, con incremento dei tassi di negatività della malattia minima residua (MRD), maggiore profondità di risposta e prolungamento della sopravvivenza libera da progressione.

pubblicità

Il mieloma multiplo, neoplasia ematologica originata dalla proliferazione incontrollata delle plasmacellule nel midollo osseo, conta circa 5.800 nuove diagnosi ogni anno in Italia. Negli ultimi due decenni la prognosi è profondamente cambiata grazie all’introduzione di anticorpi monoclonali, immunoterapie e nuove strategie di combinazione.

Secondo Elena Zamagni, docente di Ematologia presso l’IRCCS Policlinico Sant’Orsola di Bologna, l’approccio terapeutico sta evolvendo verso trattamenti sempre più personalizzati e orientati al controllo a lungo termine della malattia. L’obiettivo non è più soltanto prolungare la sopravvivenza, ma ottenere remissioni profonde e durature, migliorando anche la qualità di vita dei pazienti.

Daratumumab agisce contro il bersaglio CD38, proteina altamente espressa sulle cellule del mieloma. L’inserimento del farmaco già nelle fasi iniziali del percorso terapeutico consente, secondo gli specialisti, di raggiungere risposte più efficaci prima dell’eventuale trapianto e di ridurre il rischio di recidiva.

Nello studio PERSEUS, il regime D-VRd seguito da mantenimento con daratumumab e lenalidomide ha mostrato un netto miglioramento della progression free survival rispetto alla tripla standard VRd. Inoltre, in molti pazienti che avevano mantenuto una MRD negativa prolungata, è stato possibile sospendere daratumumab dopo due anni di terapia.

Anche lo studio CEPHEUS ha confermato il beneficio clinico della quadrupletta: oltre il 60% dei pazienti trattati ha raggiunto l’assenza di malattia residua minima alla sensibilità di 10^-5, parametro sempre più considerato strategico nella valutazione prognostica e nella modulazione futura delle cure.

Un ulteriore elemento innovativo riguarda la formulazione sottocutanea del farmaco, che riduce sensibilmente i tempi di somministrazione e alleggerisce il carico assistenziale. Daratumumab è inoltre il primo trattamento oncologico sottocutaneo in Europa ad aver ottenuto parere positivo del CHMP per l’autosomministrazione domiciliare, sotto supervisione medica e dopo adeguato training.

Per gli ematologi, la disponibilità di questa nuova indicazione rimborsata rappresenta un passo importante verso una gestione sempre più “funzionale” del mieloma multiplo, trasformando progressivamente la malattia in una condizione cronica controllabile nel lungo periodo.

Commenti

I Correlati

Uno studio internazionale mostra che aggiungere darolutamide alla terapia ormonale riduce il rischio di progressione e morte nei pazienti

La SIPPF denuncia la crisi del sistema REMS e il sovraccarico dei Dipartimenti di salute mentale nei casi ad alta complessità.

Farmacia dei servizi, le domande che restano aperte

Farmacia | Redazione politico sanitaria | 25/05/2026 11:43

Mandelli rilancia il ruolo delle farmacie territoriali tra telemedicina e prossimità. Ma restano aperti i temi di governance, responsabilità e confini clinici.

Uno studio italiano presentato ad ASCO 2026 suggerisce che il digiuno controllato intorno ai cicli di terapia possa migliorare la risposta clinica nelle pazienti con carcinoma ovarico avanzato

Ti potrebbero interessare

Con LabNet MRD, GINEMA porta diagnosi più omogenee nei centri ematologici italiani e meno spostamenti per i pazienti

Dalla genetica alle terapie mirate, cresce il ruolo dei centri multidisciplinari nella presa in carico delle forme rare

Al Bambino Gesù il percorso che ha portato allo sviluppo e all’introduzione clinica dell’editing del genoma, oggi disponibile nel Servizio sanitario nazionale