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Dai medici stranieri ai dati condivisi: come cambiano le professioni sanitarie

Sanità pubblica Redazione politico sanitaria | 27/05/2026 13:11

Gli emendamenti approvati in Commissione Affari sociali delineano un sistema più integrato, con maggior controllo professionale e nuove regole sull’accesso ai dati sanitari.

Prosegue alla Camera il percorso della riforma delle professioni sanitarie e i primi emendamenti approvati in Commissione Affari sociali iniziano a delineare con maggiore chiarezza quale modello organizzativo stia emergendo. Al di là dei singoli interventi tecnici, il quadro che prende forma sembra muoversi lungo tre direttrici precise: maggiore controllo sull’accesso alle professioni sanitarie, integrazione più ampia delle informazioni cliniche tra professionisti diversi e progressivo superamento di una visione frammentata della presa in carico.

Un’evoluzione che riguarda contemporaneamente organizzazione del lavoro sanitario, sicurezza delle cure e governance dei dati clinici.

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La fine della stagione delle deroghe "facili"

Uno degli emendamenti più significativi interviene sul tema dei professionisti sanitari con titolo conseguito all’estero. Il testo approvato introduce infatti l’obbligo di iscrizione agli elenchi speciali straordinari istituiti presso gli Ordini professionali e prevede un accertamento preventivo delle competenze linguistiche per chi esercita temporaneamente in deroga al riconoscimento ordinario del titolo.

La formulazione adottata collega esplicitamente la verifica linguistica alla sicurezza delle cure e alla qualità della comunicazione con il paziente. È un passaggio rilevante perché segna anche un cambiamento di clima rispetto alla fase emergenziale degli anni post-pandemici, quando il sistema sanitario aveva ampiamente utilizzato deroghe e procedure accelerate per compensare la carenza di personale.

Adesso il legislatore sembra invece orientato a riportare il tema dentro un quadro più strutturato di controllo professionale, tracciabilità e verifica delle competenze. Il punto centrale - oltre a essere amministrativo - è anche clinico: la corretta comunicazione non può che rappresentare una parte integrante della sicurezza assistenziale.

Accesso ai dati e continuità della cura

Molto rilevante anche il pacchetto di emendamenti dedicato all’accesso ai dati sanitari. Il testo approvato prevede infatti che la razionalizzazione delle attività amministrative avvenga "anche attraverso l’accesso ai dati sanitari da parte di tutti i professionisti sanitari che intervengono nel percorso di cura e assistenza dei pazienti".

È un passaggio che va oltre la semplice digitalizzazione amministrativa. Dietro questa formulazione emerge infatti l’idea di una sanità meno organizzata per compartimenti separati e più costruita attorno alla continuità assistenziale e alla presa in carico condivisa.

Storicamente il SSN ha spesso funzionato attraverso sistemi informativi distinti tra ospedale, territorio, specialistica e professioni sanitarie diverse - una logica a silos che ormai sta mostrando la corda. Gli emendamenti vanno nella direzione di una interoperabilità più ampia, nella quale il dato clinico accompagna il paziente lungo tutto il percorso assistenziale.

Naturalmente questo apre anche questioni molto delicate sul piano organizzativo e giuridico: livelli di autorizzazione, responsabilità professionale, protezione dei dati sanitari e gestione degli accessi. Ma il segnale politico appare chiaro: la frammentazione informativa viene considerata sempre più incompatibile con un modello moderno di continuità delle cure.

Una visione più sistemica della salute

Un altro elemento interessante riguarda l’introduzione esplicita dell’approccio "One Health" all’interno delle competenze professionali e dei percorsi di aggiornamento. L’emendamento approvato non si limita a richiamare le nuove tecnologie, ma collega l’evoluzione delle professioni sanitarie ai progressi scientifici e alla necessità di integrare salute umana, animale e ambientale.

È un passaggio significativo perché mostra come concetti finora rimasti soprattutto nel dibattito scientifico e istituzionale internazionale inizino progressivamente a entrare nella scrittura normativa ordinaria del sistema sanitario italiano.

Il riferimento alle fasce di popolazione più esposte ai rischi sanitari e ambientali conferma inoltre quanto il legislatore stia progressivamente incorporando nel ragionamento sanitario anche temi legati a cambiamenti climatici, prevenzione, epidemiologia e vulnerabilità sociali.

Più integrazione e più governance

Nel loro insieme, gli emendamenti sembrano dunque delineare un modello sanitario più integrato ma anche più regolato. Da una parte cresce la condivisione delle informazioni cliniche e l’approccio multiprofessionale alla presa in carico. Dall’altra aumentano i controlli sugli accessi professionali, sulle competenze e sulle condizioni per esercitare.

È probabilmente uno dei segnali più evidenti della trasformazione in corso nel SSN: un sistema che prova contemporaneamente a diventare più interoperabile, più multidisciplinare e più governato sul piano organizzativo e professionale.

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