
La maggioranza riapre il termine per gli emendamenti fino al 9 giugno. Protestano le opposizioni: “Si prende tempo”.
Il confronto parlamentare sul fine vita torna ad allungarsi. Le commissioni Giustizia e Affari sociali del Senato hanno deciso di riaprire i termini per la presentazione di nuovi emendamenti al disegno di legge, fissando la nuova scadenza al 9 giugno e prevedendo ulteriori audizioni nei prossimi giorni. La decisione è stata approvata con il voto contrario delle opposizioni e apre un nuovo passaggio in un iter già caratterizzato da forti tensioni politiche e profonde differenze di impostazione tra maggioranza e minoranze.
Il punto più delicato riguarda anche il calendario parlamentare: il provvedimento è infatti atteso in Aula il 3 giugno, ma la riapertura dei termini sugli emendamenti rischia di sovrapporsi ai tempi previsti per l’esame.
La maggioranza cerca una sintesi
La riapertura dei termini è stata proposta da Stefania Craxi, capogruppo di Forza Italia al Senato. "Non c’è nessuna volontà di perdere tempo, ma solo la pervicace e seria volontà di trovare su una legge così importante la maggior convergenza possibile", ha dichiarato Craxi al termine della riunione delle commissioni. Forza Italia starebbe lavorando in particolare ad alcuni emendamenti sul rapporto tra fine vita e Servizio sanitario nazionale.
"La questione più importante è superare il tema del Sistema sanitario nazionale, però senza lasciare nessuno senza assistenza gratuita", ha spiegato la senatrice, senza entrare nei dettagli delle modifiche allo studio. Il riferimento riguarda uno dei punti più sensibili dell’intero confronto: il ruolo del SSN nelle procedure di suicidio medicalmente assistito e le modalità attraverso cui garantire accesso, assistenza e sostenibilità pubblica.
Le opposizioni: "La maggioranza prende tempo"
Le opposizioni contestano però duramente la decisione della maggioranza. Secondo Anna Rossomando del Partito Democratico, resta valido l’accordo raggiunto nella conferenza dei capigruppo che prevedeva l’approdo in Aula del testo presentato dal senatore Alfredo Bazoli e sottoscritto dalle opposizioni.
Molto critica anche Mariolina Castellone del Movimento 5 Stelle, secondo cui la riapertura degli emendamenti sarebbe il segnale delle difficoltà della maggioranza nel trovare una sintesi interna. "Si sta provando a prendere ulteriore tempo per una sintesi che la maggioranza non riesce a fare", ha affermato. Castellone ha contestato anche la scelta di prevedere nuove audizioni tecniche sul tema dell’auto-somministrazione del farmaco, sostenendo che sarebbe bastato acquisire documentazione scientifica dal CNR.
Durissima infine la posizione di Annamaria Furlan di Italia Viva, che parla di "atto molto grave" e accusa la maggioranza di rinviare ancora una risposta attesa da persone e famiglie coinvolte in situazioni di sofferenza estrema.
Un confronto ancora aperto
Il dibattito sul fine vita continua così a muoversi su un terreno estremamente sensibile, dove questioni etiche, giuridiche, sanitarie e costituzionali si intrecciano con gli equilibri politici interni alla maggioranza.
Sul fondo resta il confronto tra approcci molto diversi: da una parte l’orientamento delle opposizioni favorevole a una disciplina più direttamente collegata alle indicazioni della Corte costituzionale, dall’altra il tentativo della maggioranza di costruire un testo più restrittivo e maggiormente regolato sul piano procedurale.
La riapertura degli emendamenti conferma come il punto di equilibrio politico e normativo sia ancora lontano e come il tema continui a rappresentare uno dei passaggi più delicati della legislatura sul piano bioetico e sanitario.
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